lunedì 16 gennaio 2017

Vallone di Clavalité - *Colombia papas*

Vallone di Clavalité: poco conosciuto dagli escursionisti ma ancor più dalla maggior parte dei ghiacciatori. I motivi di tale "insuccesso" sono molteplici. Le cascate della parte alta diventano lontanissime da raggiungere in presenza di neve sulla strada (oltre che pericolose in caso di manto nevoso instabile); quelle della parte bassa, situate ad Est, soffrono della bassa quota e dell'irraggiamento solare. Quando le condizioni sono propizie - con freddo intenso e prolungato - si formano però delle autentiche perle come *Minosse* e *Voglia di oriente*: cascatisti avvisati!
Al termine del grande pianoro che dà il nome al vallone restava da salire una linea molto bella, "protetta" però da un primo tiro non proprio semplice: un grande strapiombo da cui pende quasi sempre una stalattite. Complice una visita nella parte alta del Vallone per cercare di mettere ordine tra le cascate relazionate su "Effimeri barbagli", guardando la cascata in questione mi è venuta voglia di verificare la presenza di una linea scalabile per raggiungere il nastro ghiacciato soprastante.
Pochi giorni dopo ero alla base e, dopo due ore di carpenteria dal basso con il trapano cercando di posizionare i fix su porzioni rocciose solide e con un senso per la scalata in libera, è nato il primo tiro... su cui Marco ed io ci siamo subito impegnati per cercare la giusta combinazione di agganci (naturali). Le giornate corte ci hanno poi suggerito un rientro a casa, rimandandando al giorno dopo la salita completa della linea, che abbiamo portato a termine in tre con Alessandra. Tornati alla base ci sarebbe stato tutto il tempo per provare a salire in libera il primo tiro ma le temperature tropicali hanno fatto disgregare uno degli ultimi agganci della sezione più strapiombante: un sasso incastrato tenuto in situ da muschio e terra gelata. Non abbiamo insistito per non rovinare ulteriormente la parete e soprattutto per non rischiare di tirarci addosso blocchi pericolosi. Tutto rimandato al ritorno delle temperature più rigide, che fortunatamente non si sono fatte aspettare troppo.
Nel frattempo però una nevicata aveva allungato di un'oretta l'avvicinamento... questione di non farsi scoraggiare e di convincersi che un po' di pelli di foca avrebbe giovato alla circolazione del sangue. Il freddo, come era prevedibile, ha svolto egregiamente la sua funzione "collante" e ha permesso così a Marco e al sottoscritto di scalare al primo giro questa bella - almeno per noi - linea senza mai appenderci alla corda... DTS style ;-)
 *Colombia papas* (150 m, M9+, WI5) è il nome con cui l'abbiamo battezzata e di seguito riporto la relazione nelle condizioni della prima salita completa, il 12 gennaio insieme a Marco e Alessandra:
L1: 30 m, M9+, 11 fix + viti da ghiaccio e qualche friend piccolo, sosta su roccia in alto a destra (2 fix + anello);
L2: 15 m, WI3, viti da ghiaccio, sosta su ghiaccio dietro alla colonna in alto a sinistra;
L3: 15 m, WI6, 2 fix + viti da ghiaccio, sosta su roccia in alto a destra (2 fix + anello);
L4: 60 m, WI4, viti da ghiaccio, sosta su albero in alto a destra (cordone).

Per quanto riguarda lo storico della cascata, negli ultimi vent'anni il free standing del primo tiro si è consolidato una sola volta ma non è mai stato salito. Inutile dire che si tratta di una delle colonne più belle della Valle d'Aosta: 30 metri di salto verticale, staccato 6/8 metri dalla roccia! La parte alta invece si forma regolarmente negli inverni mediamente freddi. Il salto centrale si presenta normalmente come un bel sigaro di WI5.
Una breve nota infine sull'origine del nome. Si tratta di una simpatica allusione a... qualcosa/qualcuno che ha a che fare con la Colombia. E qui mi fermo, lasciando libero spazio alla fantasia. Se proprio l'immaginazione è scarsa, chiedete a Elio Bonfanti (il vero motore dell'ispirazione per questa salita): saprà sicuramente fornire gli elementi per una rapida risoluzione del rebus ;-)

Materiale: 1 corda da 60 m + 1 corda di servizio, 12 rinvii, friends da #.1 a #.3 X4 BD, viti da ghiaccio.
Esposizione: ENE ad una quota di circa 1600 metri.
Avvicinamento: circa 40 minuti a piedi dal divieto situato prima della discesa che porta al pianoro di Clavalité. In presenza di neve la strada è chiusa a Lovignana (1162 m), da dove occorre calcolare circa 1.15 ore con gli sci fino alla base.
Discesa: in doppia lungo la via.

Il topo della via.
Marco ripassa i movimenti della via che ha schematizzato su un foglio.
Marco impegnato sul primo tiro.
L'uscita su ghiaccio del primo tiro, attualmente, è più impegnativa del previsto...
Primi metri verticali del primo tiro (foto M. Farina).
Dopo la prima sezione verticale, inizia il grande strapiombo
con un passo d'ingresso delicato da impostare (foto M. Farina).
Vista d'insieme sul primo tiro: fantastico! (foto M. Farina).
Terreno molto strapiombante sul primo tiro (foto M. Farina).
Secondo tiro corto fino alla base della colonna successiva (foto A. Gianatti).
Nelle attuali condizioni, la colonna a metà della cascata non è completamente formata
obbligandoci a fare un piccolo volteggio su una tenda di ghiaccio.
Ultimo tiro della cascata per Marco: finalmente un po' di ghiaccio "classico" per rilassarci ;-)
Un ultimo sguardo verso la cascata appena salita: nulla da invidiare alle più famose linee della Valeille!

venerdì 6 gennaio 2017

Valsavarenche - *I gufi sono morti*

È un film già visto. Come la stagione scorsa, anche questa non è iniziata nel migliore dei modi per l'arrampicata su ghiaccio (e per lo sci...). Ciò nonostante, qualche piccola novità non è sfuggita agli occhi attenti dei superlocals che hanno saputo interpretare al meglio quello che la natura offriva loro. Nello specifico, sono stati aperti alcuni corti itinerari di dry-tooling che ampliano la già interessante offerta della Valsavarenche. La più recente e probabilmente più interessante si trova all'estrema sinistra del settore "Mission impossible": *I gufi sono morti* (60 m, M8+ max) nata nei primi giorni del 2017 per mano di Marco Bernardi e Marco Farina, quest'ultimo autore anche della prima salita in libera pochi giorni dopo.
Si tratta di una via di due tiri con andamento obliquo da destra verso sinistra. Il primo tiro affronta un tratto ghiacciato che si assottiglia man mano per lasciare spazio ad una fessura ben proteggibile con protezioni veloci; nessun materiale in posto, sosta su due fix. Il secondo è nettamente più difficile e offre un perfetto condensato di forza e tecnica con almeno otto piazzamenti di piccozza rovescia con appoggi non proprio netti, per finire su un sigaro verticale corto ma delicato; fix e chiodi in posto, sosta su albero con cordino e moschettone.
La seconda lunghezza è interamente chiodata e consente di spingere in tutta tranquillità l'arrampicata libera... che però non risulta così evidente a vista. Dopo un giro di perlustrazione, come sempre, risulta tutto più semplice ma in questo caso - in considerazione di alcuni agganci non proprio netti - la caduta non è da escludere fino alla fine anche conoscendo il tiro.
Oggi con un pizzico di fortuna sono riuscito a scalare in bello stile al secondo giro... evitando così di rifarne un altro passando dal primo tiro ;-)
Considerazioni tecniche e personali a parte, si tratta di un itinerario interessante che serpeggia all'interno delle pieghe della parete alla ricerca di una linea logica e naturale; sicuramente un ottimo riscaldamento prima di affrontare le vie nettamente più difficili che si trovano poco a destra.

Materiale: 1 corda da 60 m, 10 rinvii, 3 viti da ghiaccio, friends da #.5 a #1 C4 BD.
Esposizione: Est, sole al mattino.
Avvicinamento: 5 minuti dal parcheggio del Rifugio Chabod.
Discesa: una doppia da 30 m dall'albero sommitale (cordino+moschettone).

Il topo della via.
Primi metri del primo tiro su ghiaccio.
Ale si diverte sul traverso del primo tiro (M5).
Arrivo in sosta sul primo tiro... meglio scalare con le mani ;-)
Al termine del lungo traverso su roccia, si raggiunge un piccolo sigaro che permette di uscire verso l'alto (M8+).
Ultimi metri del secondo tiro.