domenica 13 agosto 2017

Parete del Ciarforin - *Jasmine*

Esiste un pezzo di Valle dell'Orco anche in Valle d'Aosta. Si tratta della porzione rocciosa situata a monte del rifugio Vittorio Emanuele (Valsavarenche) che prende il nome di Parete del Ciarforin - Punta Marco - Becca di Moncorvé... peccato che si trovi a non meno di 1000 metri di dislivello dal fondovalle. In compenso, l'ambiente in cu si scala è quello tipico dell'alta montagna, anche se ormai non sono più presenti i ghiacciai.
Oggi, con mezza giornata a disposizione, siamo andati a curiosare la Parete del Ciarforin, situata ad una ventina di minuti dal rifugio (e a circa un'ora e mezza da Pont) ma praticamente sempre deserta. Peccato perchè la roccia è molto bella anche se necessita di un po' di adattamento per prendere confidenza con il fatto che è poco "aderente". Siamo stati subito attratti dalla linea di *Jasmine* (150 m, ED, 7b max, 6b+ obbl.), la più corta ma quella che presenta la lunghezza più difficile finora liberata sulla parete. Sono solo quattro tiri ma tutti da scalare e con chiodatura che non lascia troppo tempo per osservare il bellissimo panorama; per quello ci sono le soste.
Il primo tiro presenta già in partenza una sezione impegnativa (con un moschettonaggio delicato), preludio di quello che si troverà più in alto. Il secondo è sicuramente il più bello della via, vario e mai banale, progressivamente più difficile fino all'ultimo fix dove si trova un bel rebus da risolvere per uscire in sosta. La soluzione è abbastanza logica ma non così evidente da essere risolta a vista... a meno di non essere dei "superfantaplacchisti" (cit. Tromba). Sul terzo tiro ci si rilassa un attimo. Sull'ultimo invece occorre ancora essere concentrati per affrontare due "alzate" simpatiche.
Nel complesso, quindi, una via degna di ripetizione magari (con tutta la giornata a disposizione) in abbinamento con un'altra vicina. Le relazioni si trovano al rifugio.
Per quanto riguarda le considerazioni strettamente personali, sono rientrato a valle piuttosto soddisfatto per aver salito in bello stile tutta la via, nonostante abbia dovuto ripetere - oltre al secondo tiro - anche il primo... che, con le dita fredde, non ero riuscito a scalare bene al primo giro.

Materiale: corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #1 C4 BD.
Esposizione: Sud, ad una quota di circa 3000 metri.
Avvicinamento: Pont - Rifugio Vittorio Emanuele - base parete, ben visibile dal rifugio in alto a destra. Sono 1000 metri di dislivello su sentiero... il tempo è soggettivo ;-)
Discesa: in doppia lungo la via saltando S2. Portarsi eventualmente qualche cordone da sostituire; attualmente è ancora presente il materiale originale.

Primo tiro, con vista sulla placca arancione del secondo.
La prima metà del secondo tiro... prima della bellissima placca.
Terzo tiro per Ale.
Ultimo tiro: molto bello, severo e obbligato.
Ciarforon e Monciair... purtroppo non più "belle" come tanti anni fa.
Il rifugio Vittorio Emanuele, ottimo punto d'appoggio a una ventina di minuti dalla parete.
Il topo della via.

sabato 10 giugno 2017

Pilier des Trois Pointes - *Totem*


L'attaco di *Totem* si raggiunge con un breve traverso verso destra dalla S3 di *Toboggan*.
"Une des toutes belle voies du massif...": così viene descritta da Michel Piola la sua via sul Pilier des Trois Pointes, *Totem* (350 m, ED+, 7a max, 6c obbl.). È vero che - come dicono i partenopei -  "ogni scarrafone è bello a mamma sua" ma in questo caso il giudizio positivo è ampiamente meritato. Peccato che le poche ripetizioni non le rendano giustizia.
L'itinerario oppone mediamente difficoltà attorno al 6b/+ con due lunghezze un po' più impegnative (7a). Si tratta di un'arrampicata molto varia lungo fessurine da incastro di dita e placche più o meno appoggiate; l'impegno fisico non è importante, cosa che facilita la scalata visto che si esce a più di 3800 metri di quota. Le sezioni più difficili sono su tacche micro e appoggi minimi... meglio avere scarpette di fiducia (o dita d'acciaio) :-) La roccia è ovunque perfetta, grigia sui primi tre tiri poi granito rosso fino in cima. L'attacco originale è altamente sconsigliato (crollo) pertanto si seguono le prime tre lunghezze di *Toboggan*, che conducono all'altezza della sezione più interessante di *Totem*. Con un facile traverso verso destra, si raggiunge il terrazzo di partenza: sosta possibile sul primo fix del tiro successivo. La via si conclude intersecandosi su *Toboggan*, aperta due anni prima dallo stesso Piola con P.-A. Steiner, a tre tiri dalla cima del Pilier.
Probabilmente la logistica migliore per percorrere questa (o altre vie) prevede la partenza presto dal Rifugio Torino, in considerazione dell'esposizione Est e della terminale non sempre semplice da passare; meglio affrontarla con un buon rigelo. La lunghezza della via inoltre non lascia molte possibilità di riuscire a percorrerla in giornata con la prima/ultima funivia... salvo per cordate molto veloci (e possibilmente con gli sci). Attualmente la prima funivia parte alle 7.30.
Oggi, beneficiando di un clima perfetto (caldo ma leggermente ventilato) siamo riusciti a scalare tutta la via in bello stile e con un timing perfetto per riuscire a tornare alle 16.30 a Punta Helbronner... questione di aver fortuna e non incastrare le corde in discesa ;-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD, 1 set di Tricam Evo.
Esposizione: Est.
Avvicinamento: nelle attuali condizioni, in circa un'oretta con gli sci da Punta Helbronner.
Discesa: in doppia lungo la via oppure, dopo la congiunzione con *Toboggan*, lungo quest'ultima (ancoraggi più recenti). In entrambi i casi, calate piuttosto soggette a rischio incastro.

martedì 25 aprile 2017

Gorges du Verdon


Le pareti delle Gorges du Verdon.
Ogni scalatore appassionato dovrebbe recarsi almeno una volta nelle Gorges du Verdon per assaporare l'essenza dell'arrampicata libera sportiva. Sono tanti i motivi che spingono qui e non altrove: principalmente l'eccezionale concentrazione di belle vie in un ambiente unico.
Dalla Valle d'Aosta non è proprio dietro l'angolo ma il viaggio vale veramente la pena. La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori; quest'anno optiamo per la prima soluzione. C'è da dire poi che nelle Gorges si può scalare su tutte le esposizioni... praticamente tutto l'anno.
Il primo giorno, dopo il viaggio, ci siamo subito catapultati su un "monumento del Verdon" come dice giustamente la topoguida. Sono solo tre tiri ma di assoluta bellezza oltre che di valore storico: *L'ange en décomposition* (100 m 7a max, 6c obbl.). Ho sempre avuto un certo timore reverenziale nei confronti di questa linea, descritta da molti come ormai quasi inscalabile a causa della roccia consumata. Meglio andare a verificare di persona. Primo tiro ok, non facile ma neppure difficile. Il secondo è the pitch... Purtroppo, dopo aver superato la prima sezione più impegnativa mi sono dimenticato che in Verdon l'utilizzo del pollice è fondamentale per tenere le prese, ghisandomi oltremodo in un moschettonaggio e rovinando stupidamente l'onsight. Poco male. Dopo aver piazzato i rinvii sul resto del tiro, son sceso immediatamente per ripeterlo in bello stile (grazie Ale per la pazienza): troppo bello! La roccia è un po' unta, è vero... ma nulla di particolarmente esagerato da impedire la scalata. Il grado, come dice qualcuno, è relativo ;-) Estremamente relativo se si pensa all'ultimo tiro; forse però qui è la chiodatura arlequin a togliere un po' di piacere. Poco importa, le prime due lunghezze fanno sicuramente perdonare l'ultima.
Dopo aver abbattuto il primo tabù, il secondo giorno abbiamo deciso di infrangerne un altro: *L'âge de raison* (200 m, 7b max, 6c obbl.) ovvero la mitica via aperta da Patrick Berhault sulla parete dell'Imbut. Mi piaceva inoltre l'idea di ricordare così il fuoriclasse francese che ci ha lasciati esattamente 13 anni fa sul Täschhorn. Questa volta sono partito super rilassato, con la (quasi) convinzione di sbagliare i tiri più difficili... invece no! Fortunatamente (e grazie alla chiodatura impeccabile) sono riuscito a scalare onsight il primo traverso di 7b; ripeterlo sarebbe stato complicato. Trovare la motivazione per scalare bene anche il successivo 7a+ non è stato difficile: è bastato alzare gli occhi e osservare la linea del tiro. Roccia semplicemente perfetta. Il seguito è un poco più semplice (mediamente attorno al 6c/+) ma continuo e sostenuto. Via magnifica. Un saluto agli amici trentini e genovesi che ci seguivano/affiancavano ;-)
Terzo giorno: esplorazione. Non ero mai stato nella zona della Passerelle de l'Estellié e ne abbiamo approfittato salendo una via che la sovrasta sul versante ombreggiato: *Enigma* (250 m, 7a max, 6c obbl.). Tanti escursionisti, nessuno in parete. L'itinerario serpeggia alla ricerca della difficoltà omogenea e della roccia di qualità, che non manca mai. Il tracciato è un po' tortuoso ma estremamente vario e piacevole (molto f.lli Remy-style); consigliato ad una cordata omogenea... i traversi sono tanti e lunghi! Salita senza sbavature in bello stile, con menzione particolare all'ultimo tiro: una cavalcata di 55 metri che non scende mai sotto il 6c... complessivamente 7a, majeur :-)
Per l'ultimo giorno ci voleva una bella via, non troppo lunga, non troppo impegnativa; ci siamo affidati ai consigli di Andrea che l'aveva percorsa pochi giorni prima e siamo andati a vedere *Zigo zago* (160 m, 7a max, 6b+ obbl.). Si trova in un settore dell'Escalès forse poco "scenografico" ed esposto ma la qualità della roccia è ragguardevole. Le difficolà sono ben distribuite lungo il percorso e inframmezzate da tratti più facili che consentono di godersi la scalata senza ingolfarsi. L2 e L4 sono sicuramente le più estetiche nonostante presentino sezioni intense piuttosto brevi. Altra bella scalata, ideale per concludere in bellezza il mini-trip verdoniano.

giovedì 30 marzo 2017

Pointe Lachenal - *Mine de rien*

Continuano le giornate calde primaverili in quota. Ne approfittiamo per scalare una bella via di roccia sulla solare parete SE della Punta Lachenal: *Mine de rien* (200 m, ED, 6c+ max, 6b+ obbl.), opera di G. Long e R. Vogler che si sono calati dall'alto nel 1988 per attrezzare questo itinerario vicinissimo alla famosissima *Le bon filon*.
La parete, in questa stagione, è perfettamente asciutta e offre il grande vantaggio di essere praticamente deserta... a differenza della vicina goulotte *Pellissier*, presa invece d'assalto da molte cordate nella vana ricerca di ghiaccio in quota. Strano arrampicare al sole, accompagnati dal suono di piccozze e ramponi che grattano sulla roccia. Nel grande circo del Massiccio del Monte Bianco c'è spazio per tutti, a pochi metri. L'avvicinamento rapido con gli sci rende poi la giornata ancor più piacevole e completa.
Due note tecniche sulla via. Come al solito, il topo di Piola è il più preciso e affidabile.
L1: tiro molto lungo con un passo non semplice a metà protetto da un fix per superare un muretto verticale con fessurina cieca; al suo termine continuare fin contro un piccolo bombamento che si supera verso destra con l'aiuto di due provvidenziali buchi naturali. La sosta è molto a destra, in comune con *Or or* (conviene quasi sostare sul primo fix del secondo tiro, per evitare gli attriti della corda sulla lunghezza successiva).
L2: se si parte dalla sosta di *Or or* occorre allungare bene i primi due fix per evitare gli attriti della corda... il primo fix è più basso della sosta.
L3: bel tiro con due sezioni ipertecniche in placca.
L4: il tiro più bello e completo con vari passi impegnativi, prima tecnici poi di forza; in cima alla lama verticale non fermarsi a sinistra sulla sosta ben visibile (*L'age dort*) ma proseguire a destra - fix visibili - con ancora un passo tecnico per raggiungere la sosta più in alto. La sosta visibile a destra (e anche i fix) sono di *Le bon filon*. Gradato originariamente 6c... forse merita qualcosa in più.
L5: facile tiro per raggiungere la quinta sosta di *Le bon filon*, non è sicuramente 6b+ come indicato sul topo Piola.
La via originale termina qui. Si può raggiungere la cima della Punta Lachenal con un paio di tiri lungo *L'age dort* (max 7b) oppure lungo *Or or* (6c+ max).

Materiale: 2 corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: SE, si tratta di una delle pareti più calde dei Satelliti del Mont Blanc du Tacul.
Avvicinamento: in meno di un'ora con gli sci da Punta Helbronner.
Discesa: in doppia lungo *Le bon filon*, situata immediatamentea a destra di *Mine de rien*.

Un ponte di neve tra Tour Ronde e Monte Bianco.
Vista d'insieme del complesso roccioso della Punta Lachenal.
Primo tiro, lungo e con un arrivo in sosta che è un vero e proprio regalo di madre natura: un piccolo bombamento che si supera (senza protezioni) utilizzando due buchi naturali.
Secondo tiro per Ale (6b+): tecnico all'inizio e fisico verso la fine.
Unica cordata di fianco a noi: Adam e Caroline George, note guide alpine di Chamonix.
Temperatura ideale per scalare su roccia in quota.
Terzo tiro (6c+): due sezioni ipertecniche in placca.
Quarto tiro (6c+): the pitch! Originariamente 6c... forse merita qualcosa in più.
Vista dall'alto sullo scudo verticale del quarto tiro.
Backstage della foto precedente (foto C. Ware George).
Ale verso la parte alta della via.
Ultimo tiro originale della via, prima di collegarsi con le vie che escono verso l'alto.
Rientro con le pelli di foca verso Punta Helbronner.
Il topo della via.

giovedì 16 marzo 2017

La Vierge (Argentière) - *F'estival*

Quando le giornate tardo invernali si presentano con cielo azzurro, assenza di vento e zero termico a 3000 m circa, la scelta di scalare su roccia nel bacino di Argentière risulta sempre vincente. Con queste condizioni si possono scalare in giornata itinerari che in estate richiederebbero lunghi avvicinamenti e noiosissimi rientri a piedi: ora invece la pista battuta fino ad Argentière permette di non essere vincolati agli orari degli impianti di risalita e di scendere con gli sci quasi 2000 metri di dislivello in poco tempo (per la gioia delle ginocchia).
Oggi abbiamo scalato l'itinerario più a sinistra della parete, che si articola indicativamente sullo spigolo a sinistra della classica *Bettembourg*: si tratta di *F'estival* (240 m, ED, 6c max, 6b obbl.), firmato Amstutz-Vogler 1990. Tra le vie finora salite su questo bel pinnacolo che sovrasta il Glacier du Milieu, questa si colloca un poco al di sotto delle altre due che ho salito negli anni passati (*Reve de singe* e *Une saison en enfer*); questione di gusti.
La via si trova nello stato originale di chiodatura: fix in perfetto Vogler-style e fessure facilmente proteggibili con una serie di friend. Interessante notare come i fix zincati Simond da 10 mm piantati quasi 30 anni fa siano ancora praticamente nuovi, soprattutto quelli del traverso sotto il tetto dell'ultimo tiro!

Materiale: 2 corde da 50 m, 8 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Sud, anche se l'ultimo tiro è esposto a sud ovest. In questa stagione, non aver paura di partire in tarda mattinata per poter beneficiare al meglio dell’irradiazione solare del pomeriggio nella parte alta.
Avvicinamento: in poco più di un’ora dalla stazione superiore della funivia dei Grands Montets.
Discesa: in doppia lungo la via e poi utilizzando le soste di *Reve de singe* (vedi topo).

Il topo della via.
Secondo tiro.
Terzo tiro, molto bello, sul filo dello spigolo.
Quinto tiro: una piccola deviazione nel diedro di destra, che si abbandona dopo pochi (facili) incastri.
Settimo tiro, bello e ingegnoso, per andare a congiungersi con gli ultimi metri di *Reve de singe*.
Ultimi metri della via: granito rosso!
Selfie in cima alla Vierge mod. 2.0... per il drone non siamo ancora organizzati :-)
E dopo una bella scalata... una bella sciata di quasi 2000 m D- fino ad Argentière!
Ultimo sguardo verso l'alto: la Vierge si trova quasi al centro della foto.

domenica 26 febbraio 2017

Contreforts de la Crevasse - *Mission possible*

Più volte osservata scendendo dal Gran San Bernardo, la parete dei Contreforts de la Crevasse sovrasta direttamente l'abitato di Sembrancher, a poca distanza da Verbier e a circa un'ora di macchina da Aosta. L'aspetto non è dei più invitanti; in passato mi ero chiesto se qualcuno avesse avuto il coraggio di curiosare tra le pieghe di quella roccia scistosa. Ho avuto la risposta solo dopo un po' di anni, quando sono venuto in possesso del topo "Entremont escalades" di O. Roduit: esistono ben tre itinerari moderni di arrampicata, attrezzati proprio dall'autore della guida. Due di questi si trovano nella parte bassa, a destra; uno invece si spinge nella parte alta a sinistra con difficoltà relativamente "facili" sulla carta. Si tratta di *Mission possible* (320 m, 6c max, 6b obbl.), che si articola in dieci lunghezze quasi sempre diagonali, alla ricerca della roccia migliore. Va detto che, nonostante l'apprezzabile grosso lavoro di pulizia e di attrezzatura completa a fix da 10 mm, rimane comunque un itinerario più "alpinistico" che "sportivo", ideale per esercitarsi in relativa sicurezza a scalare su terreno delicato e sviluppare la sensibilità nei confronti degli appigli di dubbia tenuta. Il concetto di plaisir qui è riconducibile solo alla distanza tra le protezioni ;-)
L'ambiente non manca di sicuro, nonostante il contesto urbano di Sembrancher; si scala sufficientemente in alto per dimenticare i capannoni del fondo valle ed apprezzare lo scenario delle montagne del Vallese.

Materiale: 2 corde da 60 m, 13 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Ovest.
Avvicinamento: in meno di un'ora dalla strada che collega Sembrancher al Col des Planches. Terreno ripido e talvolta esposto, agevolato comunque da ometti, bolli rossi e un breve tratto di catene.
Discesa: in doppia lungo la via. Molte calate diagonali.

Un tratto attrezzato con catene lungo l'avvicinamento.
Ancora un'immagine dell'avvicinamento: breve ma delicato.
Secondo tiro, con vista sui terribili scisti del primo tiro.
Arrivo in sosta sul terzo tiro.
Sesto tiro, in obliquo verso sinistra... come del resto quasi tutta la via.
Ottavo tiro.
Nono tiro, la roccia migliora.
Partenza del decimo tiro, bello.
Ale mi raggiunge al termine della via, con lo sfondo di Sembrancher... non propriamente bucolico :-)
Vista dal basso della parete: in rosso tratteggiato è indicato il tracciato della via. Anche se non sembra, sono più di 300 m di sviluppo.

lunedì 16 gennaio 2017

Vallone di Clavalité - *Colombia papas*

Vallone di Clavalité: poco conosciuto dagli escursionisti ma ancor più dalla maggior parte dei ghiacciatori. I motivi di tale "insuccesso" sono molteplici. Le cascate della parte alta diventano lontanissime da raggiungere in presenza di neve sulla strada (oltre che pericolose in caso di manto nevoso instabile); quelle della parte bassa, situate ad Est, soffrono della bassa quota e dell'irraggiamento solare. Quando le condizioni sono propizie - con freddo intenso e prolungato - si formano però delle autentiche perle come *Minosse* e *Voglia di oriente*: cascatisti avvisati!
Al termine del grande pianoro che dà il nome al vallone restava da salire una linea molto bella, "protetta" però da un primo tiro non proprio semplice: un grande strapiombo da cui pende quasi sempre una stalattite. Complice una visita nella parte alta del Vallone per cercare di mettere ordine tra le cascate relazionate su "Effimeri barbagli", guardando la cascata in questione mi è venuta voglia di verificare la presenza di una linea scalabile per raggiungere il nastro ghiacciato soprastante.
Pochi giorni dopo ero alla base e, dopo due ore di carpenteria dal basso con il trapano cercando di posizionare i fix su porzioni rocciose solide e con un senso per la scalata in libera, è nato il primo tiro... su cui Marco ed io ci siamo subito impegnati per cercare la giusta combinazione di agganci (naturali). Le giornate corte ci hanno poi suggerito un rientro a casa, rimandandando al giorno dopo la salita completa della linea, che abbiamo portato a termine in tre con Alessandra. Tornati alla base ci sarebbe stato tutto il tempo per provare a salire in libera il primo tiro ma le temperature tropicali hanno fatto disgregare uno degli ultimi agganci della sezione più strapiombante: un sasso incastrato tenuto in situ da muschio e terra gelata. Non abbiamo insistito per non rovinare ulteriormente la parete e soprattutto per non rischiare di tirarci addosso blocchi pericolosi. Tutto rimandato al ritorno delle temperature più rigide, che fortunatamente non si sono fatte aspettare troppo.
Nel frattempo però una nevicata aveva allungato di un'oretta l'avvicinamento... questione di non farsi scoraggiare e di convincersi che un po' di pelli di foca avrebbe giovato alla circolazione del sangue. Il freddo, come era prevedibile, ha svolto egregiamente la sua funzione "collante" e ha permesso così a Marco e al sottoscritto di scalare al primo giro questa bella - almeno per noi - linea senza mai appenderci alla corda... DTS style ;-)
 *Colombia papas* (150 m, M9+, WI5) è il nome con cui l'abbiamo battezzata e di seguito riporto la relazione nelle condizioni della prima salita completa, il 12 gennaio insieme a Marco e Alessandra:
L1: 30 m, M9+, 11 fix + viti da ghiaccio e qualche friend piccolo, sosta su roccia in alto a destra (2 fix + anello);
L2: 15 m, WI3, viti da ghiaccio, sosta su ghiaccio dietro alla colonna in alto a sinistra;
L3: 15 m, WI6, 2 fix + viti da ghiaccio, sosta su roccia in alto a destra (2 fix + anello);
L4: 60 m, WI4, viti da ghiaccio, sosta su albero in alto a destra (cordone).

Per quanto riguarda lo storico della cascata, negli ultimi vent'anni il free standing del primo tiro si è consolidato una sola volta ma non è mai stato salito. Inutile dire che si tratta di una delle colonne più belle della Valle d'Aosta: 30 metri di salto verticale, staccato 6/8 metri dalla roccia! La parte alta invece si forma regolarmente negli inverni mediamente freddi. Il salto centrale si presenta normalmente come un bel sigaro di WI5.
Una breve nota infine sull'origine del nome. Si tratta di una simpatica allusione a... qualcosa/qualcuno che ha a che fare con la Colombia. E qui mi fermo, lasciando libero spazio alla fantasia. Se proprio l'immaginazione è scarsa, chiedete a Elio Bonfanti (il vero motore dell'ispirazione per questa salita): saprà sicuramente fornire gli elementi per una rapida risoluzione del rebus ;-)

Materiale: 1 corda da 60 m + 1 corda di servizio, 12 rinvii, friends da #.1 a #.3 X4 BD, viti da ghiaccio.
Esposizione: ENE ad una quota di circa 1600 metri.
Avvicinamento: circa 40 minuti a piedi dal divieto situato prima della discesa che porta al pianoro di Clavalité. In presenza di neve la strada è chiusa a Lovignana (1162 m), da dove occorre calcolare circa 1.15 ore con gli sci fino alla base.
Discesa: in doppia lungo la via.

Il topo della via.
Marco ripassa i movimenti della via che ha schematizzato su un foglio.
Marco impegnato sul primo tiro.
L'uscita su ghiaccio del primo tiro, attualmente, è più impegnativa del previsto...
Primi metri verticali del primo tiro (foto M. Farina).
Dopo la prima sezione verticale, inizia il grande strapiombo
con un passo d'ingresso delicato da impostare (foto M. Farina).
Vista d'insieme sul primo tiro: fantastico! (foto M. Farina).
Terreno molto strapiombante sul primo tiro (foto M. Farina).
Secondo tiro corto fino alla base della colonna successiva (foto A. Gianatti).
Nelle attuali condizioni, la colonna a metà della cascata non è completamente formata
obbligandoci a fare un piccolo volteggio su una tenda di ghiaccio.
Ultimo tiro della cascata per Marco: finalmente un po' di ghiaccio "classico" per rilassarci ;-)
Un ultimo sguardo verso la cascata appena salita: nulla da invidiare alle più famose linee della Valeille!