giovedì 8 settembre 2016

Monte Castello (parete NE) - *Amitrax*

Il Vallone di Noaschetta, laterale della Valle dell'Orco, offre alcune perle granitiche di tutto rispetto: Monte Castello (con le sue pareti S, E e NE), Cresta dei Prosces, Torri del Blanc Giuir. Pareti di cui molti hanno sentito parlare ma che pochi hanno toccato con mano. Motivo di tanto isolamento è senza dubbio l'avvicinamento non proprio immediato, a piedi e senza impianti di risalita. Le vie di arrampicata però sono belle offrono lo stesso impegno dei più rinomati itinerari del massiccio del Monte Bianco. Una cosa è certa: nel Vallone di Noaschetta non si fanno code ;-)
Dopo aver percorso qualche bella via sulla parete S del Monte Castello (*Luigi Saba*, *Imago* e *Io, lui, lei, l'altra*) oggi siamo andati a curiosare la più remota parete NE, dove abbiamo salito una via aperta nel 2004 da F. Ferrari, A. Trombetta e L. Vecchio: *Amitrax* (400 m, 7b max, 6b+ obbl.). Si tratta della via moderna più a destra della porzione di parete che ospita la nota *Aldebaran*. Presenta un'arrampicata granitica progressivamente più ripida, attrezzata a fix inox da 8 mm (placchette Raumer piccole) solo dove non è possibile proteggersi con i friends. Menzione speciale all'ottavo tiro, 55 metri di puro godimento... a patto di gestire bene gli attiti; pollice verso invece per la nona lunghezza che presenta un tratto molto impegnativo (7b) palesemente forzato e attrezzato nettamente al di fuori della linea degli appigli. Attenzione ancora all'ultimo tiro (7a), non così scontato... e con un'interessante sezione obbligatoria dopo il tratto chiave.
Oltre alle solite foto, allego anche il topo della via. Per informazioni più dettagliate, consiglio di visitare il sito delle Guide La Traccia dove si trova un'intera pagina dedicata al Vallone di Noaschetta.

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #4 C4 BD, doppi #1-2-3 C4.
Esposizione: NE, al sole fino a tarda mattinata.
Avvicinamento: da Balmarossa lungo un bellissimo sentiero reale di caccia che passa a poche centinaia di metri dalla base della parete NE del Monte Castello. Oggi abbiamo impiegato 1.30 ore dalla macchina... con un'andatura abbastanza sostenuta ;-)
Discesa: in doppia lungo la via.

Durante l'avvicinamento nel Vallone di Noaschetta si scoprono le cattedrali granitiche non visibili dal fondovalle: parete NE del Monte Castello e Torri del Blanc Giuir.
La parete NE del Monte Castello vista dall'Alpe Arculà.
Il sole sta per entrare nel Vallone di Noaschetta.
Secondo tiro dello zoccolo per Ale: 6a in placca con chiodatura essenziale.
Settimo tiro per Ale: un estetico arco seguito da una placchetta con fessurino (6b+).
Ottavo tiro: the pitch (6c), 55 metri di puro godimento.
Vista dall'alto sull'ottavo tiro.
Panoramica dalla parete sulla parte alta del Vallone di Noaschetta.
Ultimi metri della via per Ale... le acciughe al verde di Noasca stanno aspettando!
Il topo della via.

mercoledì 24 agosto 2016

Scheideggwetterhorn - *Into the wild*

Il diedro caratteristico del sesto tiro.

L'Eiger sta alla Kleine Scheidegg come lo Scheideggwetterhorn sta alla Grosse Scheidegg. Un paragone molto semplicistico, senza dubbio, ma assai efficace... secondo me. Tutti conoscono la famosissima parete Nord dell'Eiger, che si innalza dai prati della Kleine Scheidegg quasi ignorando che dalla parte opposta, in corrispondenza della Grosse Scheidegg, si eleva un'altrettanto vertiginosa e vasta parete dal nome impronunciabile: Scheideggwetterhorn. Fin quando non si transita alla sua base con il caratteristico bus giallo non ci si rende conto della grandezza di cotanta cattedrale calcarea, sulla quale sono state tracciate pochissime vie. Una di queste (insieme a *Baston la baffe*) è opera di due importanti nomi svizzeri dell'arrampicata in montagna: Denis Burdet e Nicolas Zambetti... sì, proprio coloro che nel 2002 avevano effettuato la prima salita onsight di *Divine Providence* sul Grand Pilier d'Angle! La via in questione è *Into the wild* (450 m + 400 m, 7b+ max, 7a obbl.), ultima creazione in ordine di tempo sulla parete: datata 2009. Il nome racchiude in sé tutto lo spirito dell'itinerario, inteso come avvicinamento e via di arrampicata. Un autentico viaggio nel cuore della parete alla ricerca del passaggio migliore e della roccia più bella. Il risultato è un percorso piuttosto severo, da affrontare in condizioni di meteo stabile per poter scalare in maniera più rilassata possibile. Sì perchè, oltre a trovarsi in cima ad uno zoccolo complicato, la via offre 10 lunghezze impegnative non tanto sulla carta (7b+ max) ma per il tipo di scalata imposto: sempre ingaggioso, obbligatorio e - in alcuni tratti - anche un po' expo. La qualità della roccia (complici anche le poche ripetizioni) non è propriamente perfetta come in Wendenstöcke... ma la "bellezza" di questo itinerario è da ricercarsi in qualcos'altro: un'esperienza più alpinistica che arrampicatoria, in cui però occorre muoversi con disinvoltura su terreno delicato e difficoltà di 7a/b per poter almeno portare a termine la via.
Tutte le informazioni tecniche sono sintetizzate qui sotto e nelle didascalie a corredo della galleria fotografica. Consiglio anche di consultare il sito di Nicolas Zambetti che contiene il preziosissimo topo originale sia della via, sia dell'avvicinamento.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set di friends da #.4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Nord Nord Ovest. Al sole da metà pomeriggio.
Avvicinamento: è parte integrante della via e costituisce già una piccola ascensione a sé. Dalla Grosse Scheidegg (raggiungibile solo con un bus) scendere circa 500 m verso Est, lungo una cresta erbosa evidenziata da una recinzione per le mucche. Giunti in corrispondenza di un largo sentiero verso destra, seguirlo in direzione della parete in falso piano. Salire quindi fin contro le rocce e costeggiare la base della parete sempre verso Est con andamento saliscendi passando anche all'interno di un caratteristico buco nella roccia facilmente individuabile anche da lontano. Salire ancora in direzione di una grande cascata in alto a sinistra, avvicinandosi però solo all'ultimo, in alto, in corrispondenza di una fascia rocciosa strapiombante. Prestare molta attenzione perchè la cascata scarica regolarmente un flusso assai importante di acqua e neve, il cui accumulo è ben visibile in basso alla base della parete! Superare lo strapiombo roccioso sulla sinistra idrografica della cascata, con l'aiuto di una corda fissa di 6 m circa. Al termine, dirigersi immediatamente a destra lungo la larga cengia detritica in direzione Ovest. Seguirla interamente e continuare in salita costeggiando la parete e attraversando qualche avvallamento fino a giungere sulla larga cengia dove si trova il posto da bivacco. Calcolare 1.30 ore, senza correre, dalla Grosse Scheidegg. Piazzola comoda per 3/4 persone, purtroppo senza acqua nei dintorni.
Da qui, per raggiungere la base della via, occorre ancora percorrere uno zoccolo di più di 400 m di facili placche appoggiate ma assai delicate. Ogni 60 m si trovano gli ancoraggi per le doppie. L'ultimo tratto per arrivare all'attacco si effettua a piedi facendo un largo giro verso sinistra, seguendo una evidente linea di debolezza. Calcolare circa 2.30 ore dal posto da bivacco.
Tutta la zona è estremamente pericolosa in caso di pioggia o temporali!
Discesa: in doppia lungo la via saltando la S3. Alcune soste non sono dotate di anello di calata oppure non sono collegate: utile però sapere che le piastrine inox Mammut che si trovano sulla via presentano una smussatura che consente il passaggio diretto della corda senza rovinarla. Provare per credere! Lo zoccolo si scende inizialmente a piedi (terreno delicato) poi con 6 doppie da 60 m fino al posta da bivacco.

mercoledì 3 agosto 2016

Mont Greuvetta - *Pilier des vers luisants*

Il versante Est del Mont Greuvetta è ben visibile dal fondo della Val Ferret ma, di fatto, poco conosciuto. È curioso immaginare decine di cordate di arrampicatori/alpinisti nel vallone di fianco (quello dove si trova il rifugio Dalmazzi, per intenderci) e quasi nessuno a poche centinaia di metri di distanza in linea d'aria. Eppure un punto d'appoggio c'è... pure carino: il bivacco Comino, frequentato però quasi esclusivamente da "escursionisti esperti". L'interesse arrampicatorio della zona è aumentato (pochissimo, peraltro) solo negli ultimi anni grazie all'apertura di qualche nuovo itinerario medio-facile ma di considerevole sviluppo sui bastioni rocciosi che difendono la parte alta del bacino. Il vero interesse per l'alpin-climber si trova però più in alto, sul pilastro più evidente e compatto della zona. Ci ha pensato il solito Michel Piola nel 1990, questa volta insieme a suo fratello Daniel, a tracciare probabilmente la via più estetica del settore che affronta in modo logicissimo uno scudo compatto di placche. Si tratta del *Pilier des vers luisants* (350 m, 7a+ max, 6c obbl.) che abbiamo ripetuto oggi beneficiando di una bella giornata di sole... fortunatamente non caldissima. Meglio così perchè l'attacco della via si trova molto vicino allo scarico di un profondo canale di sfasciumi: occorre prestare attenzione alla caduta di sassi soprattutto al rientro, nelle ore più calde della giornata.
La via è molto bella, tutta da scalare: le sezioni più impegnative sono tecniche di aderenza, sempre (relativamente) ben protette da fix zincati da 10 mm, ancora in ottimo stato (placchette Simond). Giudizio quindi positivo, come sempre influenzato quando si riescono a scalare tutte le lunghezze onsight ;-)

Materiale: 2 corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Est, in questa stagione il sole arriva alla base della parete alle ore 8.00.
Avvicinamento: calcolare indicativamente 1 ora dall'Arnouvaz al bivacco Comino e circa 2 ore dal bivacco alla base della via. Il tempo può variare considerevolmente in funzione delle condizioni del ghiacciaio che può essere a volte molto problematico. Attualmente si passa abbastanza agevolmente su entrambi i lati della seraccata. Prestare solo attenzione alle scariche di sassi dal canale a sinistra della via (faccia a monte), soprattutto nelle ore più calde.
Discesa: in doppia lungo la via (solo una calata un po' diagonale obbliga a moschettonare qualche fix).

Il topo della via.
Bivacco Comino, ottimo punto d'appoggio.
Cena a lume di candela in bivacco...
Avvcinamento alla parete lungo il ghiacciaio.
Primo tiro, con terminale ben visibile. Fortunatamente la neve tocca ancora la parete nel punto giusto ;-)
Vista dall'alto sul secondo tiro (7a+): tecnico.
Terzo tiro (6b) per Ale.
Quarto tiro (6c): un passo delicato per arrivare in sosta.
Vista panoramica sul quinto tiro (6c+): la sagra dello spalmo in traverso (e non solo) :-)
Sesto tiro (6b): dopo tanta placca, finalmente un diedro!
Settimo tiro (6a+): cresta finale che conduce in cima al pilastro.
Solito festival della vanità al termine della via.
Veloce sguardo indietro durante la discesa sul ghiacciaio: viste le pietre presenti... meglio non fermarsi a fare pic-nic.
Vista generale della parete e del ghiacciaio dalla morena.

giovedì 28 luglio 2016

Becco di Valsoera - *Agrippine*

Toccata e fuga in giornata nel Vallone di Piantonetto per scalare su un deserto Becco di Valsoera. Nonostante le ottime condizioni della parete e il meteo stabile (a parte le solite nubi), oggi eravamo soli su tutta la parete: fantastico!
Abbiamo scalato una via moderna aperta nel 1992 dai prolifici fratelli Remy, che hanno lasciato la loro firma anche in Valle dell'Orco (sul Becco di Valsoera appunto e sul Caporal: *Tapis roulant*). L'itinerario si chiama *Agrippine* (500 m, 7a max, 6b+ obbl.) e attacca nel punto più basso della parete, percorrendo lo zoccolo normalmente evitato da tutte le altre vie. Questa prima parte non è frequentemente percorsa come testimonia il (poco) muschio presente nelle fessure... ma è parte integrante della via e in quanto tale andrebbe salita ;-)
All'epoca dell'apertura erano insorte non poche polemiche relative al tracciato di *Agrippine*, effettivamente a volte molto vicino ad altre vie storiche come *Filo a piombo* e *Cavalieri-Mellano-Perego*. L'utilizzo quasi sistematico di fix (non a distanza ascellare, beninteso) aveva poi contribuito a scatenare le ire dei puristi del chiodo che avevano gridato allo scandalo per la profanazione di un tempio "classico". A distanza di anni, tutte le polemiche sono sfumate nel nulla... soppiantate dall'usanza ormai diffusa anche qui di attrezzare soste con fix e catene inox su tutte le vie (classiche e moderne).
Polemiche e chiacchiere da bar a parte, c'è da dire che - oggettivamente - il tracciato di *Agrippine* passa vicino alle altre vie, cercando il difficile a pochi metri dal facile. All'arrampicatore interessato al gesto tecnico e al piacere della scalata ciò dovrebbe importare poco. È sufficiente concentrarsi sul tracciato originale della via e sulla chiave di lettura fornita dagli apritori per scoprire un percorso piacevole, omogeneo e "bello" da scalare. Se poi qualcuno vuole evitare di moschettonare i fix ritenuti non indispensabili (in quanto vicini a fessure ben proteggibili), ben venga! Nessuno glielo impedisce, gli saranno comunque serviti come "indicatori di direzione" :-)
Tutto questo per dire che la via mi è piaciuta per quello che è: un bel "prodotto" confezionato da mani esperte ad uso e consumo di alpin-climber in cerca del plaisir de l'escalade (da non confondere con l'escalade plaisir comunemente intesa). La salita onsight su tutte le lunghezze di corda ha sicuramente contribuito ad influenzare il mio giudizio... che non può che essere positivo ;-)

Materiale: 2 corde da 50 m, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Ovest. Nebbie quasi sempre presenti.
Avvicinamento: dal Lago del Teleccio, transitando nei pressi del rifugio Pontese (ottimo punto d'appoggio), prima lungo un comodo sentiero poi una ripida traccia fino alla base.
Per avere un parametro (non proprio slow), noi abbiamo impiegato 1.20 ore dal lago all'attacco della via. L'inizio della via si situa nel punto più basso della parete: visibile un fix inox Mammut da 10 mm a circa 5 metri da terra.
Discesa: benchè sia possibile scendere in doppia lungo la via, è di gran lunga consigliabile - dalla cima - calarsi lungo *Nel corso del tempo*. È consigliabile portarsi lo zaino lungo i primi tre tiri fino alla cengia e depositarli a fianco della partenza del quarto tiro; in questo modo è poi possibile scendere a piedi lungo la traccia che aggira lo zoccolo a destra (facca alla parete).

Il topo della via.
Avvicinamento diretto Aosta - base del Becco di Valsoera: 3 ore :-)
I tre tiri dello zoccolo non sono quasi mai ripetuti... ma fanno parte della via. Questo è l'arrivo del terzo.
Quinto tiro (secondo dopo la cengia).
Settimo tiro (6c), forzato ma carino.

Partenza dell'ottavo tiro (6c+).
Arrivo in sosta sull'ottavo tiro.
Partenza dell'undicesimo tiro (7a), il più complesso... bellissimo!
Arrivo in sosta sull'undicesimo tiro.
Autoscatto in cima alla via, prima di iniziare le calate. Cerca (nel cerchietto rosso) l'intruso... croissant mimetizzato, quasi finito :-)
Ultimo sguardo pomeridiano al Becco di Valsoera, immancabilmente avvolto dalle solite nebbie.

martedì 19 luglio 2016

Pilastro Rosso del Brouillard - *Les anneaux magiques*

Approfittando delle belle giornate estive, siamo andati a cercare un po' di frescura oltre i 4000 metri di quota... ma purtroppo neanche qui il caldo è stemperato; lo zero termico infatti è a 4600 m!
Abbiamo scalato una via di roccia in progetto da molti anni, situata in un luogo non proprio di comodo accesso: *Les anneaux magiques* (300 m, ED+, 6c+ max, 6b+ obbl.) al Pilastro Rosso del Brouillard.
Abbiamo salito la via nella sua originalità, terminando la scalata dopo 8 tiri. Da questo punto è possibile continuare fino alla vera cima del Pilastro Rosso, percorrendo gli ultimi tre tiri della *Directissime* oppure una variante a sinistra lungo larghe fessure. Considerata la temperatura e la lunga permanenza in ambiente glaciale durante la discesa, abbiamo preferito avviarci verso valle per non esporci troppo ai pericoli oggettivi... non proprio tendenti a zero in questa zona e nelle ore più calde della giornata.
Complessivamente si tratta di una bella via, in un ambiente grandioso, che si svolge su roccia da buona a ottima. La chiodatura è piuttosto essenziale e in qualche tratto è vietato assolutamente cadere, soprattutto sul quinto tiro dove si è costretti a tirare alcune piccole lastre di dubbia tenuta. Sul settimo tiro invece la rottura di una scaglia ha modificato un poco il carattere della via, obbligando ad un moschettonaggio un po' al limite ma protetto da un buon friend poco sotto.
Salita in giornata dal rifugio Monzino (circa 1600 m D+) e discesa a piedi eterna fino al fondovalle (circa 2600 m D-).

Materiale: 2 corde da 50 m, 6 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Sud, ad una quota di più di 4000 metri.
Avvicinamento: in circa 3.30 ore dal rifugio Monzino, passando dai bivacchi Eccles.
Discesa: in doppia lungo la via.

Inizia ad albeggiare nei pressi del bivacco Crippa (Eccles).
Alla base del Pilastro Rosso.
Il sole ci raggiunge al termine del secondo tiro.
Panoramica dell'ultimo tratto dell'avvicinamento.
Il Pilastro Rosso in tutto il suo splendore. Ale sale la vena di quarzo del quarto tiro.
Quando si dice "arrampicata in montagna" :-)
Sesto tiro (6a+): bellissimo.
Ancora un'immagine del sesto tiro.
Al termine del settimo tiro (6c+), attualmente più difficile che in origine a causa della rottura di una scaglia.
Ultimo tiro della via (6b+).
Discesa in doppia lungo la via: rapida e lineare.
Ancora un'immagine delle calate.
Autoscatto in discesa al termine del ghiacciaio.
Il topo della via.