lunedì 8 dicembre 2014

Sicilia climbing '14

Ale esce dal mega strapiombo del terzo tiro de *La banda del buco* (7a+), all'Antro della Perciata - Monte Pellegrino

Ultimi raggi di sole a Monte d'Oro, nel Parco delle Madonie

Il 2014 è stato l'anno delle isole: dopo la Sardegna, non poteva mancare la Sicilia... di cui iniziavo ad avere nostalgia. In una settimana, trascorsa come al solito troppo velocemente, abbiamo scalato in zona Palermo e in zona San Vito lo Capo. Insieme ad un folto gruppo di valdostani e piemontesi, guidati dai locals Livia ed Emanuele (aka il Pupo), abbiamo condiviso falesie, vie lunghe, grandi mangiate... e disturbi intestinali: ma questa è un'altra storia :-)
Come battesimo della vacanza Ale ed io ci siamo lanciati subito su una via della premiata ditta "Larcher-Giupponi-Sartori" che percorre la grande volta dell'Antro della Perciata, sul versante settentrionale del Monte Pellegrino (Palermo). *La banda del buco* (180 m, 7a+ max, 6c+ obbl.): una via decisamente fuori dagli schemi e per cui si fa fatica a trovare un aggettivo adeguato... forse spaziale è quello che meglio la descrive! Nel 2009, durante un sopralluogo per trovare roccia vergine (che poi ha dato origine a *Chiacchiere e distintivo*), ero stato alla base dell'Antro della Perciata fantasticando sulle possibili linee che sarebbero potute nascere. Due anni dopo avevo poi letto la notizia relativa all'apertura di questa via... e mi ero riproposto di andarla a ripetere. Si tratta di una via in cui il grado passa decisamente in secondo piano; dopo aver superato il filtro del primo tiro, il proseguimento è un autentico parco giochi tra stalattiti di tutte le dimensioni e concrezioni di ogni tipo. Ogni tiro strapiomba dai 5 ai 30 metri... su difficoltà che non raggiungono mai il 7b. Certo, la chiodatura è distanziata e obbligatoria in perfetto stile Larcher, ma in mano si tengono sempre appigli molto grandi. Il materiale in posto è apparentemente affidabile: fix inox Petzl e Kong... questi ultimi sembrano accusare maggiormente l'attacco della salsedine. Attualmente la discesa a piedi è piuttosto lunga, in quanto la strada panoramica del Monte Pellegrino è chiusa per lavori.
Dopo una giornata relax al Bauso Rosso, il richiamo delle multipitch però si faceva più forte. Insieme ad Ale, Elisa e Livia siamo quindi andati a dare un'occhiata al Monte d'Oro, situato ad 800 metri di quota nel Parco delle Madonie. Luogo incantato, selvaggio e solitario anche se non distante in linea d'aria dal mare. Abbiamo salito une delle vie moderne più celebri della parete: *Urla nel vento* (120 m, 7a+ max, 6c obbl.), che non ha affatto deluso le aspettative.
Sono poi tornato insieme ad Ale su *Chiacchiere e distintivo* (180 m,  7b max, 6c obbl.), che avevo aperto cinque anni fa sulla parete Nord dell'Addaura (Monte Pellegrino). Ero curioso di vedere lo stato di invecchiamento dei fix inox... e di far provare i tiri ad Ale, che ne è rimasta entusiasta. L'attrezzatura in posto non può essere definita completamente affidabile, soprattutto per la difficoltà a capire lo stato di corrosione interna dei tasselli. È percorribile ma con mentalità alpinistica, considerando quindi i fix come protezioni aleatorie. Sicuramente urge un restauro, che mi piacerebbe effettuare prima che la via cada nel dimenticatoio... le lunghezze sono tutte bellissime e merita essere percorsa in sicurezza per gustare appieno della roccia e dei movimenti.
Rimanendo in tema di restauro, ho preferito concentrare inizialmente gli sforzi sulla prima via che ho aperto in Sicilia nel 2007: *La collina dei conigli* (160 m, 6b+ max, 6a+ obbl.) sulla parete Nord del Monte Monaco a San Vito lo Capo. Circa due mesi fa è successo un episodio poco piacevole, con un incidente fortunatamente mancato... Mentre una cordata di svizzeri stava scendendo in doppia dalla via, si è spezzato il punto più basso della sosta: gli arrampicatori sono rimasti appesi sul cordone (originale, tra l'altro) che collegava i due punti dell'ancoraggio.
Quando avevo chiodato la via nel 2007 non si parlava ancora diffusamente di problematiche relative all'utilizzo di inox in ambiente marino. È solo da poco tempo che l'argomento è diventato di pubblico dominio. Sostanzialmente il problema si verifica sulle rocce calcaree nei pressi del mare quando l'inox utilizzato è di tipo AISI 304, ovvero l'unico materiale utilizzato all'epoca dalla nota azienda italiana Raumer da cui ho sempre acquistato i fix. La qualità di tale materiale è ottima nella maggior parte degli ambienti... ma non nei pressi del mare. Considerato che LA soluzione è il titanio (che però ha prezzi improponibili), il materiale attualmente con il miglior rapporto qualità/prezzo in ambiente marino dovrebbe essere l'inox AISI 316L, utilizzato da sempre per i costosissimi fix inox Petzl. Dal 2014 anche la Raumer produce questo materiale, declinato anche in una speciale "linea marina".
*La collina dei conigli* ora è in fase di richiodatura con fittoni resinati Raumer Superstar 10x80 inox AISI 316L "linea marina" abbinati a resina Berner Multicompound Epoxy. Purtroppo una brutta influenza intestinale mi ha impedito di terminare il lavoro nei tempi previsti: restano da sistemare ancora due lunghezze: seguiranno aggiornamenti, spero a breve termine.
Un ringraziamento speciale va ai ragazzi della Climbing House di San Vito lo Capo (Daniele e Ivan) che hanno messo a disposizione il trapano e a Cesare Raumer che ha offerto il materiale per la richiodatura della via.

Come al solito, spazio alla carrellata di immagini.

sabato 22 novembre 2014

Monte Eus - *Cacciatori di pareti*

Bel week end di fine novembre a caccia di luoghi non ancora visitati: Canton Ticino, Monte Eus, *Cacciatori di pareti* (300 m, 7b max, 6b obbl.)... giusto per rimanere in tema.
L'autunno è la stagione perfetta per arrampicare qui, considerato che in estate il sole è troppo caldo anche se si scala sopra i 1500 metri di quota. Nonostante le abbondanti piogge e le nevicate recenti, la parete Sud del Monte Eus si presentava globalmente asciutta, soprattutto sul pilastro di sinistra dove corre l'itinerario prescelto. Si tratta di un bella via aperta dal basso nel 2002 da F. Fratagnoli, M. Pellizzon e F. Vaudo, tra i più attivi chiodatori della zona Ossola-Ticino, che presenta una scalata prevalentemente tecnica e di piedi su uno gneiss serizzo di ottima qualità.
La parete può essere definita una via di mezzo tra l'Anciesieu (Piemonte) e il Qualido (Lombardia), inserita in un contesto di media montagna tipicamente svizzero con mulattiere e alpeggi curati in maniera maniacale. Nonostante il week-end soleggiato, nessuno in giro... e l'impressione è che normalmente sia così anche nella bella stagione.
Sulla strada del ritorno, il giorno successivo, abbiamo scalato in una delle tante belle falesie ossolane, Osso, stranamente snobbata dalle orde di arrampicatori presenti invece a Premia e a Croveo.

Materiale: 2 corde da 60 m, 14 rinvii, 1 set di friends da #2 C3 a #1 C4 BD.
Esposizione: Sud ad una quota di circa 1700 m, in questa stagione è al sole dalle ore 10 alle 16.
Avvicinamento: Locarno --> Val Verzasca --> Lavertezzo. Seguire quindi una stretta strada che sale sul lato destro idrografico della valle fino al suo termine (sterrato verso la fine). Scendere a guadare il torrente (tirolese su cavo d'acciaio in caso di acqua abbondante, prevedere una carrucola) e risalire la comoda mulattiera che conduce alla base della parete. Calcolare 1 ora abbondante.
Discesa: 6 doppie lungo la via, saltando qualche ancoraggio.

Buon tempo questi sfizzeri! :-)

Il guado, primo atto: tirolese improvvisata con moschettone su cavo d'acciaio... con una carrucola sarebbe stato decisamente meglio!

*Cacciatori di pareti*, primo tiro: colori tardo-autunnali

Secondo tiro per Ale: una bella spalmata in placca per raggiungere una tacca risolutrice ("solo" 6b)

Quarto tiro (7a): boulderino iniziale in traverso verso sinistra poi più tranquillo fino in sosta

Arrivo in sosta sul quinto tiro (7b)

Sesto tiro (7a+), in diagonale verso destra

Con il settimo tiro (6b+) si torna verso sinistra

La cengia che precede i due tiri finali: è sempre un piacere camminare nella neve con le scarpette...

Vista dall'alto sul diedro del nono tiro (7a+): qui la nevicata recente inizia ad essere fastidiosa

Ultima doppia... ultimi raggi di sole

Il guado, secondo atto: un bel pediluvio notturno nelle gelide acque del torrente... sicuramente più sbrigativo della tirolese!

Giorno seguente in Val d'Ossola, nella bellissima falesia di Osso

E per finire in bellezza non poteva mancare una visita alle Terme di Premia :-)

sabato 8 novembre 2014

Rocca Sbarua - *Sull'orlo della notte + anguilla crack + fessura del belvedere*

La Rocca Sbarua è una delle storiche palestre di roccia dei torinesi... forse LA palestra per eccellenza. Nel corso di numerosi decenni - quasi un secolo, per la verità - è stata visitata da generazioni di scalatori/alpinisti che si allenavano per salite più impegnative in montagna. La posizione estremamente soleggiata, infatti, fa sì che il periodo migliore per scalare qui sia in inverno, quando le terre alte risultano impraticabili a causa della neve.
Attualmente la Rocca Sbarua è molto frequentata, soprattutto dai corsi di arrampicata, in virtù del terreno estremamente propizio all'iniziazione. La difficoltà media delle vie piuttosto modesta e l'attrezzatura standardizzata a fix attirano sicuramente molti arrampicatori. Il rinnovato Rifugio Melano contribuisce poi a rendere il luogo molto piacevole e accogliente: la vecchia struttura, poco estetica per la verità, è stata sostituita dal grande chalet "Casa Canada" utilizzato in occasione delle Olimpiadi Torino 2006. A proposito della vecchia struttura, non posso fare a meno di ricordare (grazie alle vecchie foto) il breve periodo trascorso insieme ai miei genitori in questi luoghi. Durante un inverno della seconda metà degli anni '70 hanno infatti gestito il rifugio, che però non era frequentato come oggi.
Tornando alla scalata, insieme ad Ale abbiamo salito una nota combinazione di vie in mezzo alle Placche gialle. Dopo aver percorso il primo tiro delle *Placche gialle* (6b) ci siamo diretti a sinistra per salire i due tiri di *Sull'orlo della notte* (6c, 7a+) che conducono alla base dell'ostica *Anguilla crack* (7b); siamo quindi usciti percorrendo la fisica *Fessura del belvedere* (6c) fino al ripiano sommitale. Il tutto si può riassumere sinteticamente così: 150 m, 7b max, 6c obbl.... o, meglio ancora, con "bellissimo"! In pochi tiri sono condensate quasi tutte le tipologie di arrampicata granitica. Peccato solo per la mancata libera dell'*Anguilla crack*, una fessura strapiombante assai ostica che non a caso è stata chiamata così: sicuramente da riprovare. Al termine, abbiamo poi fatto la visita di rito a due monumenti della storia dell'arrampicata torinese: lo *Spigolo Ellena* e la *Vena di quarzo*, saliti dalla cordata Ettore Ellena e Gabriele Boccalatte nel 1929 senza protezioni e con scarponi rigidi... precursori del boulder!

Materiale: 2 corde da 50 m, 12 rinvii, 1 friend #.4 C4 BD per proteggere la partenza dell'*Anguilla crack*.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: in circa 30 minuti a piedi lungo una comoda mulattiera in falso piano.
Discesa: a piedi oppure in doppia lungo le *Placche gialle*.

Avvicinamento alla Rocca Sbarua, nei pressi del Colle Ciardonet

Il nuovo Rifugio Melano, aka "Casa Canada"

*Sull'orlo della notte*, primo tiro per Ale (6c)

Panorama sulla pianura dalla parete

Arrivo in sosta dopo il secondo tiro di *Sull'orlo della notte* (7a+)

Un chiodo storico marchiato CAI UGET alla base dell'*Anguilla crack*

Sono monotono e ripetitivo, lo so, però di fronte a certi scempi faccio fatica a rimanere indifferente. Chiaramente senza tutto quel ferro sarebbe perfetto... ma piuttosto che vedere un fix martellato così malamente, preferirei vederlo integro e piantato bene!

Partenza off-width sui primi metri della *Fessura del belvedere* (6c... meglio non sapere che grado sarebbe in Yosemite!)

*Fessura del belvedere*

Dalla cima delle "Placche gialle" la vista spazia sulla parte alta con gli storici passaggi in sequenza dello *Spigolo Ellena* e della *Vena di quarzo*

Storia del boulder: *Spigolo Ellena*, salito senza protezioni e con gli scarponi rigidi nel 1929!

1929: Ettore Ellena supera il "suo" spigolo... non esistevano i crash-pad, la corda serviva per evitare la caduta nel salto verso sinistra (fonte planetmountain.com)

Altro pezzo di storia: la *Vena di quarzo*, superata sempre nel 1929 da Gabriele Boccalatte senza protezioni. Solo successivamente è stato aggiunto un chiodo a pressione (ora spit) da Gian Piero Motti... inutile dire che per rispetto nei confronti dei primi salitori sarebbe da salire clean
Flashback: gennaio 1978, prime arrampicate in Sbarua con mio padre (foto P. Orsières)

domenica 2 novembre 2014

Tours d'Areu - *L'appel du barge* + *Cris et chuchotements*

Scalare alle Tours d'Areu in una fantastica giornata di novembre non ha prezzo: frequentazione nulla, temperatura e aderenza ottimali, solo noi e i gipeti!
Oggi siamo andati a dare un'occhiata ad una via non molto celebre ma assolutamente meritevole di ripetizione... *L'appel du barge* (200 m, 7b/A0 max, 6b obbl.) sulla quinta torre. Sale appena a sinistra dell'altrettanto bella *Aguirre*, nella zona più strapiombante della parete. A parte due brevi tratti nettamente più difficili (blocco di 7b sul primo tiro e traverso molto difficile ma azzerabile sul terzo tiro, probabile 7c), la via è straordinariamente omogenea attorno al grado 6b+. Tutte le lunghezze sono molto belle... ma una menzione particolare merita la fessura del terzo tiro: vedere per credere!
Mentre aspettavamo che Ale ed Elisa terminassero *La vie de garçon*, Miky ed io abbiamo poi finito la giornata sull'unica via della sesta torre interamente attrezzata: *Cris et chuchotements* (70 m, 7a+ max, 6b obbl.). Solo tre tiri ma di pregio, con una spettacolare terza lunghezza sul filo dello spigolo fino all'intersezione con *Maudit 13*.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Est.
Avvicinamento: in circa 45 minuti da Doran, raggiungibile solo con mezzo 4x4.
Discesa: in doppia lungo le vie.

*L'appel du barge*: primo tiro (7b) per Miky

Vista dall'alto sul primo tiro (foto M. Amadio)

Di fianco a noi Ale e Elisa impegnate su *La vie de garçon*

Terzo tiro (A0/6b+) per Miky: un balcone sul Monte Bianco!

Quarto tiro (6b+)... una colata di cemento, simil-Wenden!

L'inconfondibile profilo della quinta torre, con lo strapiombo giallo dove corrono *L'appel du barge* e *Aguirre*

giovedì 30 ottobre 2014

*Goulotte del Pic Adolphe*

Autunno promettente per tutti gli appassionati di ghiaccio e dry. Le ottime condizioni delle goulottes in quota hanno scatenato una moltitudine di ripetizioni e di aperture (o ri-aperture) di linee insolite. La Combe Maudite, insieme alla zona della Tour Ronde, è stata presa d'assalto come non mai, complice anche la recente attrezzatura a fix delle soste di calata su alcune storiche vie. È con un pizzico di nostagia che ripenso alla solitudine di più di 15 anni fa, in occasione di una delle prime ripetizioni di *Surcouf* alla Pointe Androsace insieme a Stefano Bigio. Ora i tempi sono cambiati: ci sono arrampicatori ovunque, attratti principalmente dalla comodità e dalla sicurezza delle soste a fix, utilizzabili per calarsi velocemente da qualsiasi punto. La sicurezza prima di tutto, è vero; però l'idea che le nuove generazioni di apinisti si muovano solo dietro ad un trapano mette un po' di tristezza...
Fortunatamente però c'è ancora qualcuno che si lancia su percorsi fuori dalle masse: Enrico Bonino, Rudy Buccella, Jean-Marc Chanoine, Marco Farina, Remy Maquignaz, Ezio Marlier, Denis Trento, Giulia Venturelli... solo per citare i primi che mi vengono in mente. La loro attività è ben documentata sui social network e sul web in generale: apprezzabile sicuramente lo stile che li accomuna, ovvero puro stile "trad" con sapiente utilizzo di chiodi da roccia e protezioni amovibili. E sicuramente è la strada che tutti i frequentatori della montagna invernale dovrebbero seguire... per non perdere il patrimonio tecnico/culturale del passato e soprattutto in ragione di un approccio più umile e rispettoso nei confronti dell'alta montagna.

Tutta questa premessa per segnalare, accanto alle frequentatissime linee della Tour Ronde, una bella alternativa che quest'anno si è formata in maniera ottimale: la *Goulotte del Pic Adolphe* (250 m, II/5 M6), ripetuta insieme ad Ale.
Si tratta di una linea evidentissima, non molto lunga ma tutta da scalare sia su ghiaccio/polistirene sia su roccia/dry, con qualche passaggio verticale e bombamento molto interessante. I tratti di roccia sono ben proteggibili con una serie di friends e gli incastri di lama sembrano fatti apposta... In posto si trovano solo le soste utilizzate per la discesa in doppia (chiodi e spuntoni). Viti da ghiaccio inutili.

Non è chiaro se fosse stata salita in passato e da chi... Sicuramente il merito di averla rispolverata nel 2014 è di Jean-Marc Chanoine e Denis Trento che hanno inaugurato una serie di ripetizioni, tra cui la nostra. Non sapendo con che nome identificarla, i due hanno proposto *Grégory o Théophile?* ovvero il dubbio che tormentava Denis per il nome del suo secondo figlio che sarebbe nato a giorni! Probabilmente, considerato il dubbio sulla paternità della linea, sarebbe più corretto chiamarla genericamente come la *Goulotte del Pic Adolphe*: è una proposta...
Digressioni filologiche a parte, la cosa più importante è che il giorno in cui abbiamo salito questa bella goulotte è nato Grégory Trento per la gioia della mamma Fabienne, del papà Denis e della sorellina Severine :-)

Ora non resta che aspettare la riapertura delle Funivie Monte Bianco... nella speranza che qualche perturbazione attiva migliori ulteriormente le già buone condizioni delle vie di ghiaccio.


Materiale: 2 corde da 60 m,1 set completo di friends C3+C4 BD fino al #3 C4, una piccola scelta di chiodi da roccia e qualche fettuccia.
Esposizione: Nord Est, incassato.
Avvicinamento: l'attacco è evidentissimo, tra la *Salluard* e *Cache cache*, al Pic Adolphe Rey. 30 minuti con gli sci.
Discesa: con 4 doppie da 60 metri lungo la goulotte.

La linea è più che evidente... molto estetica!

Alla base del tiro chiave: bella sezione di dry (M6) seguita da un bombamento e da una stretta goulotte molto ripida

Vista dall'alto sulla seconda parte del tiro più impegnativo

Ultimo tiro (M4), praticamente tutto su roccia

Rientro a Punta Helbronner con le pelli di foca