sabato 4 novembre 2017

S'Orcu - *Aftermath* (via nuova)

Il topo della nuova via.

S'Orcu, ovvero un colpo di fulmine. Tutto è iniziato nella primavera dell'anno scorso (2016), quando il collega cuneese Alessandro Tato Gogna - incontrato per caso nel Canyon di Ulassai - mi ha proposto di scalare una nuova via di Roberto Vigiani nella Codula di Luna. Qualche giorno dopo, in tre con Alessandra, abbiamo così portato a termine la prima ripetizione di *Una Corona al bacio* (200 m, 7a max, 6c obbl.). L'itinerario corre nella porzione sinistra della parete e si caratterizza per una chiodatura piuttosto essenziale da integrare con protezioni veloci. Eloquente, a tal poposito, il commento del Vigio sulla sua relazione: "il capocordata è bene che domini la difficoltà dichiarata obbligatoria!"... non è terrorismo psicologico; tutta realtà :-)
Il luogo e la parete mi avevano colpito, tanto da voler rivivere la bella esperienza sulla via più a destra, aperta nel 2005 da un trio d'eccezione: Rolando Larcher, Maurizio Oviglia e Simone Sarti. Nell'autunno del 2016, sempre con Alessandra, abbiamo quindi effettuato una delle rare ripetizioni di *Nuvolari* (240 m, 7a+ max, 6c+ obbl.). Si tratta di un bell'itinerario, chiodato ovviamente in maniera rarefatta, omogeneo e vario: placche, muri, strapiombi, c'è di tutto.
Tra le due vie rimaneva un corridoio largo un'ottantina di metri di roccia ottima: muri grigi a gocce nella parte bassa e canne strapiombanti nella parte alta. È proprio l'evidente canna situata a metà parete ad aver ispirato fantasie su una possibile via nuova. Dopo aver scrutato attentamente con il binocolo la parete alla ricerca dei passaggi più logici, a maggio di quest'anno ero motivato per aprire una via dal basso con il trapano, cosa che non facevo ormai da più di sei anni. Tra scalare e chiodare, è indubbiamente più divertente e meno faticosa la prima opzione ma ogni tanto è interessante mettersi in gioco per provare a creare qualche bella linea per i futuri ripetitori. La Sardegna offre l'innegabile vantaggio di avere ancora tanto spazio vergine e soprattutto di qualità! Se poi si aggiunge la possibilità di trascorrere intere giornate in luoghi selvaggi, senza anima viva e senza copertura telefonica... l'avventura è assicurata. La scelta del compagno non poteva che ricadere su Tato; ci tenevo a condividere l'esperienza con colui che mi aveva fatto conoscere la parete. Sapevo inoltre che aveva aperto in passato vie di tutto rispetto insieme a Lorenzo Nadali & co. ed ero sicuro che avrei imparato qualcosa in più; scalare con compagni (fidàti) non abituali arrichisce sempre. E così è stato.
A maggio di quest'anno abbiamo quindi iniziato a salire la prima metà della parete (4 tiri), constatandone bellezza e difficoltà. Le giornate iniziavano ad essere troppo calde per cui ci siamo dati appuntamento in autunno, con la consapevolezza che il risultato finale sarebbe stato di qualità.
A ottobre sono quindi tornato con Alessandra (Tato, inizialmente, era impegnato) per continuare la via. Abbiamo salito il quinto e il sesto tiro, per poter tornare agevolmente - seppur con una bella doppia molto aerea - sulla linea delle calate della parte bassa. La quinta lunghezza in particolare, si è rivelata la più difficile: 30 metri di lunghezza per più di 10 metri di strapiombo con tre sezioni molto intense separate da due riposi totali all'interno di suggestive "nicchie panoramiche".
Restavano ancora da aprire gli ultimi 30/40 metri per sbucare sulla sommità e ci tenevo che fosse Tato a farlo... toccava a lui :-)
Nel frattempo ne ho approfittato per scalare in libera i tiri precedentementi aperti. Per i primi quattro non ci sono stati grossi problemi ma il quinto sapevo che avrebbe richiesto sforzi più importanti, ragion per cui ho sguinzagliato lo scatenato Michele Amadio, particolarmente motivato quando si tratta di effettuare prime salite in libera. Dopo una lotta tenace, per il dolore alla pelle delle dita (roccia super aggressiva) oltre che per la forza richiesta, è riuscito a risolvere il rebus del terzultimo fix: un passo tecnicissimo su prese microscopiche che si tengono solo con un sapiente utilizzo dei piedi ("se ti metti bene non le tiri neanche tanto" cit. giovarav).
Il grado? Diciamo non meno di 7c+... ma siamo aperti ad eventuali ritocchi ;-)
Fortunatamente, all'ultimo minuto Tato è riuscito a liberarsi per raggiungermi poco prima che terminassi le vacanze. La mattina stessa in cui è sbarcato a Olbia, siamo andati direttamente in parete. L'onore di concludere l'opera è stato chiaramente suo. Velocissimo come al solito, ha liquidato il settimo tiro con pochi fix (uno è stato aggiunto in discesa).
*Aftermath* è ora terminata e pronta per essere salita. Noi ci abbiamo messo del nostro meglio, chiodandola in maniera sicura con materiale di qualità posizionato a distanza "ragionevole". Tra le vie presenti sulla parete è sicuramente quella meno stressante psicologicamente; è vero che presenta un obbligatorio superiore... ma a poca distanza dall'ultima protezione.Trovate tutte le info sul topo allegato.
Considerazioni tecniche a parte, si tratta di una via molto bella per amanti del genere multipitch sportivo, particolarmente omogenea tra il 7a e il 7b, con un tiro più difficile (7c+) ma lavorabile in stile falesia (si parte da una cengia/grotta super confortevole).
Se qualcuno si domandasse l'origine del nome... la risposta è un po' complessa e sicuramente non di interesse pubblico. Mi limito pertanto a dire che è anche il titolo di un bel brano dei Muse ;-)
Buona scalata e buon divertimento!

Materiale: la via è interamente attrezzata con tasselli inox A4 M10 x 90 mm e placchette inox Raumer; anello di calata alle soste.
Corde da 60 metri (singola + recupero o due mezze) e 12 rinvii sono sufficienti.
Considerata la roccia particolarmente tagliente in alcuni tratti, è consigliabile scalare con corde in buono stato (meglio se di tipo Unicore).
Esposizione: Nord-Ovest, sole nel pomeriggio.
Avvicinamento: dal chilometro 172 della SS125 ("Orientale Sarda"), seguire le indicazioni per Teletottes e scendere nella Codula di Luna fino al termine della strada asfaltata. Da qui, seguire il sentiero pianeggiante che percorre il lato destro idrografico del corso d'acqua per circa 20 minuti. Dopo un caratteristico passaggio all'interno di una grotta, una breve risalita e la successiva discesa, abbandonare il sentiero principale e iniziare a salire in diagonale verso la parete soprastante seguendo una vaga traccia. 30 minuti da Teletottes.
Discesa: in doppia lungo la via, come indicato sul topo (utilizzando S7, S6, S4, S2).

sabato 21 ottobre 2017

Défi Vertical 2017: 1° posto assoluto

L'estate 2017 è stata un po' diversa dal solito. A distanza di qualche anno, ho voluto rimettermi in gioco in un'attività che avevo praticato, seppur sporadicamente, in passato: la corsa in montagna, rigorosamente solo in salita... ci tengo alle mie ginocchia :-)
Lo stimolo è partito quasi per caso, da un pensiero relativo al mio tempo sul chilometro verticale di Fully (CH): "chissà se sono ancora in grado di abbassare il PR del 2010 (35'49")?". Per avere qualche chances di successo ovviamente era necessario un allenamento più o meno specifico degli arti inferiori, che ormai avevo trascurato a favore di quelli superiori per l'arrampicata. Avevo sentito parlare di un circuito di gare di corsa in salita in Valle d'Aosta - chiamato Défi Vertical - e ho pensato che potesse essere un modo utile per riprendere confidenza con il ritmo-gara nonché un buon allenamento generale.
Ho quindi iniziato timidamente, partecipando al Vertical Fénis 2K (1450 m D+, 1h05'), curioso del risultato: settimo assoluto e molte energie ancora dopo il traguardo mi hanno fatto ben sperare per le gare successive.
30/04/2017: Vertical Fénis 2K (foto FB page APD Pont-Saint-Martin)
Un mese dopo non mi sono lasciato scappare l'appuntamento con la classica martse à pià in salita da Introd a Les Combes. Un tracciato molto corto per solo una ventina di minuti circa di gara. In passato ero riuscito a classificarmi anche terzo assoluto, indice di buon feeling con questo sentiero. Quest'anno sono riuscito a correre dignitosamente, piazzandomi al quinto posto assoluto ma con un sentore abbastanza evidente di aver diminuito la capacità di correre distanze brevi a ritmi sostenuti. Le sensazioni migliori erano indubbiamente su tempi più lunghi. Normale evoluzione dell'organismo umano... detta volgarmente "invecchiamento" :-)
27/05/2017: Cronoscalata Introd - Les Combes
La curiosità di vedere la tenuta fisica sulla salita del Vertical della Becca di Viou (1900 m D+, 1h27') era alta. Il tracciato - molto bello, tra l'altro - è stato ostruito dalla neve fino a qualche giorno prima; fortunatamente poi l'ondata anomala di caldo ad inizio estate ha sistemanto tutto. Grazie ad un attento studio del percorso, sono riuscito a condurre una bella gara sperimentando cosa si prova ad essere davanti a tutti, senza nessun riferimento. Non ho vinto (quando mai?!)... ma mi sono classificato al secondo posto, dietro ad un super Nadir Maguet talmente lontano (7 minuti di vantaggio) da farmi sentire solo davanti ai suoi inseguitori.

18/06/2017: Vertical della Becca di Viou
Dopo il bel piazzamento della Becca di Viou sono balzato al primo posto provvisorio del circuito Défi Vertical: indubbiamente una "pulce nell'orecchio" che ha iniziato ad infondere fiducia per un possibile podio nella classifica finale. Senza pretesa alcuna di sorpassare i veri big (peraltro professionisti), l'unica carta che potevo giocare era la costanza nel rendimento e la presenza in tutte le manifestazioni.
Pur non assegnando punteggio, ho partecipato ugualmente anche alla Pointe de Chaligne Skyrace (1500 m D+, 1h04') fidandomi dei consigli di chi la dipingeva come una gara molto ripida... omettendo di specificare solo negli ultimi 500 metri di dislivello. I primi due terzi sono corribili su pendenze moderate, non proprio il terreno che preferisco. Pazienza: tutto allenamento! Nonostante ciò, sono comunque riuscito a classificarmi al quinto posto assoluto, dietro atleti di livello. Soddisfatto.
16/07/2017: Pointe de Chaligne Skyrace (foto FB page APD Pont-Saint-Martin)
Il traguardo in vetta alla Pointe de Chaligne (foto FB page Pointe de Chaligne Skyrace)
Ad inizio agosto era in programma una gara a cui tenevo abbastanza: la Courmayeur Mont Blanc Skyrace, ovvero dal centro di Courmayeur alla terrazza panoramica di Punta Helbronner (2200 m D+, 1h58'). Non è un tracciato particolarmente interessante ma mi piaceva l'idea di salire, per una volta, a piedi e non in funivia. Mi ero posto un importante (per me) obbiettivo, quello di rimanere sotto le due ore... centrato fortunatamente con un margine di 2 minuti.
05/08/2017: Courmayeur Mont Blanc Skyrace (foto P. Timpano)
Gara dopo gara, la mia posizione in classifica generale del Défi Vertical oscillava tra i primi due posti, a seconda della partecipazione o meno di Nadir "Mago" Maguet, vincitore di tutte le prove a cui aveva preso parte.
A metà settembre, con un clima decisamente autunnale (quasi zero gradi in partenza), si è svolto il Vertical del Gran Paradiso (1000 m D+, 0h46'), ovvero la salita dal rifugio Tetras Lyre fino ad un punto imprecisato sulla morena a monte del rifugio Vittorio Emanuele II, lungo la via normale del Gran Paradiso. Quinto posto assoluto, con poco distacco dal vincitore ma con grande disappunto da parte di qualcuno che mi ha scherzosamente definito "l'uomo nero in pigiama" :-)))
16/09/2017: Vertical del Gran Paradiso... l'outfit non è propriamente accattivante (foto Acmediapress)
Ormai avevo preso gusto con le gare in salita verso i rifugi alpini... non potevo mancare quindi alla Cronoscalata del Rifugio Vittorio Sella (900 m D+, 0h44'), la settimana successiva. L'evento non assegnava punteggio ma è stato utile come allenamento "veloce". Dopo una salita rigorosamente lungo tutto il tracciato del nuovo sentiero realizzato nell'ambito del progetto Giroparchi (quindi senza scorciatoie), mi son ritrovato sul secondo gradino del podio, tra ragazzi con la metà dei miei anni... strana sensazione!
24/09/2017: Cronoscalata del Rifugio Vittorio Sella (foto Le Paradis des Sports)
A metà ottobre si è svolta infine l'ultima competizione del Défi Vertical, ovvero il Vertical del Mont Mary (2250 m D+, 1h44') dal campo sportivo di Saint-Christophe fino in vetta al Mont Mary lungo un sentiero diretto e panoramico. È stata una gara di alto livello vinta dal super Nadir Maguet... in cui personalmente ho cercato di contenere i danni. Dopo uno sforzo al massimo delle mie possibilità in quel giorno (reduce da una settimana di scalata tra Buoux e Verdon), sono riuscito comunque a classificarmi all'ottavo posto assoluto... il minimo indispensabile per ottenere il punteggio più alto nella classifica finale del circuito.
15/10/2017: Vertical del Mont Mary (foto R. Selvatico)
Si è chiuso così un percorso, iniziato per caso, che ha preso forma gara dopo gara e il cui ricordo sarà vivo grazie alla bella scultura in legno di Peter Trojer che ho ricevuto come premio (oltre ad una marea di prelibatezze gastronomiche).
Il podio finale del circuito Défi Vertical 2017:
primo posto assoluto, davanti al super Nadir Maguet (vincitore di 3 gare su 5) e Fabrizio Cuaz
(foto Acmediapress)

Stagione finita? Eh, no! C'era ancora il famoso KM Vertical di Fully... quello che doveva essere l'obbiettivo principale. Uff. Qualsiasi persona, non necessariamente sportiva, avrebbe intuito che sarebbe stato impossibile ottenere un buon risultato senza un minimo di allenamento specifico su terreno estremamente ripido. E così è stato. Tempo finale: 36'09", comunque buono... ma purtroppo 20" oltre il mio personale che rimane ancora quello del 2010. Toccherà tornare meglio preparato l'anno prossimo... forse ;-)
21/10/2017: KM Vertical di Fully (foto G. Berthoud)
Ora, dopo questa "ubriacatura" di corsa e agonismo, spazio all'arrampicata... un po' troppo trascurata negli ultimi mesi. Per lo sci e/o ghiaccio, considerato l'andamento meteo, c'è ancora tempo!

domenica 13 agosto 2017

Parete del Ciarforin - *Jasmine*

Esiste un pezzo di Valle dell'Orco anche in Valle d'Aosta. Si tratta della porzione rocciosa situata a monte del rifugio Vittorio Emanuele (Valsavarenche) che prende il nome di Parete del Ciarforin - Punta Marco - Becca di Moncorvé... peccato che si trovi a non meno di 1000 metri di dislivello dal fondovalle. In compenso, l'ambiente in cu si scala è quello tipico dell'alta montagna, anche se ormai non sono più presenti i ghiacciai.
Oggi, con mezza giornata a disposizione, siamo andati a curiosare la Parete del Ciarforin, situata ad una ventina di minuti dal rifugio (e a circa un'ora e mezza da Pont) ma praticamente sempre deserta. Peccato perchè la roccia è molto bella anche se necessita di un po' di adattamento per prendere confidenza con il fatto che è poco "aderente". Siamo stati subito attratti dalla linea di *Jasmine* (150 m, ED, 7b max, 6b+ obbl.), la più corta ma quella che presenta la lunghezza più difficile finora liberata sulla parete. Sono solo quattro tiri ma tutti da scalare e con chiodatura che non lascia troppo tempo per osservare il bellissimo panorama; per quello ci sono le soste.
Il primo tiro presenta già in partenza una sezione impegnativa (con un moschettonaggio delicato), preludio di quello che si troverà più in alto. Il secondo è sicuramente il più bello della via, vario e mai banale, progressivamente più difficile fino all'ultimo fix dove si trova un bel rebus da risolvere per uscire in sosta. La soluzione è abbastanza logica ma non così evidente da essere risolta a vista... a meno di non essere dei "superfantaplacchisti" (cit. Tromba). Sul terzo tiro ci si rilassa un attimo. Sull'ultimo invece occorre ancora essere concentrati per affrontare due "alzate" simpatiche.
Nel complesso, quindi, una via degna di ripetizione magari (con tutta la giornata a disposizione) in abbinamento con un'altra vicina. Le relazioni si trovano al rifugio.
Per quanto riguarda le considerazioni strettamente personali, sono rientrato a valle piuttosto soddisfatto per aver salito in bello stile tutta la via, nonostante abbia dovuto ripetere - oltre al secondo tiro - anche il primo... che, con le dita fredde, non ero riuscito a scalare bene al primo giro.

Materiale: corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #1 C4 BD.
Esposizione: Sud, ad una quota di circa 3000 metri.
Avvicinamento: Pont - Rifugio Vittorio Emanuele - base parete, ben visibile dal rifugio in alto a destra. Sono 1000 metri di dislivello su sentiero... il tempo è soggettivo ;-)
Discesa: in doppia lungo la via saltando S2. Portarsi eventualmente qualche cordone da sostituire; attualmente è ancora presente il materiale originale.

Primo tiro, con vista sulla placca arancione del secondo.
La prima metà del secondo tiro... prima della bellissima placca.
Terzo tiro per Ale.
Ultimo tiro: molto bello, severo e obbligato.
Ciarforon e Monciair... purtroppo non più "belle" come tanti anni fa.
Il rifugio Vittorio Emanuele, ottimo punto d'appoggio a una ventina di minuti dalla parete.
Il topo della via.

sabato 10 giugno 2017

Pilier des Trois Pointes - *Totem*


L'attaco di *Totem* si raggiunge con un breve traverso verso destra dalla S3 di *Toboggan*.
"Une des toutes belle voies du massif...": così viene descritta da Michel Piola la sua via sul Pilier des Trois Pointes, *Totem* (350 m, ED+, 7a max, 6c obbl.). È vero che - come dicono i partenopei -  "ogni scarrafone è bello a mamma sua" ma in questo caso il giudizio positivo è ampiamente meritato. Peccato che le poche ripetizioni non le rendano giustizia.
L'itinerario oppone mediamente difficoltà attorno al 6b/+ con due lunghezze un po' più impegnative (7a). Si tratta di un'arrampicata molto varia lungo fessurine da incastro di dita e placche più o meno appoggiate; l'impegno fisico non è importante, cosa che facilita la scalata visto che si esce a più di 3800 metri di quota. Le sezioni più difficili sono su tacche micro e appoggi minimi... meglio avere scarpette di fiducia (o dita d'acciaio) :-) La roccia è ovunque perfetta, grigia sui primi tre tiri poi granito rosso fino in cima. L'attacco originale è altamente sconsigliato (crollo) pertanto si seguono le prime tre lunghezze di *Toboggan*, che conducono all'altezza della sezione più interessante di *Totem*. Con un facile traverso verso destra, si raggiunge il terrazzo di partenza: sosta possibile sul primo fix del tiro successivo. La via si conclude intersecandosi su *Toboggan*, aperta due anni prima dallo stesso Piola con P.-A. Steiner, a tre tiri dalla cima del Pilier.
Probabilmente la logistica migliore per percorrere questa (o altre vie) prevede la partenza presto dal Rifugio Torino, in considerazione dell'esposizione Est e della terminale non sempre semplice da passare; meglio affrontarla con un buon rigelo. La lunghezza della via inoltre non lascia molte possibilità di riuscire a percorrerla in giornata con la prima/ultima funivia... salvo per cordate molto veloci (e possibilmente con gli sci). Attualmente la prima funivia parte alle 7.30.
Oggi, beneficiando di un clima perfetto (caldo ma leggermente ventilato) siamo riusciti a scalare tutta la via in bello stile e con un timing perfetto per riuscire a tornare alle 16.30 a Punta Helbronner... questione di aver fortuna e non incastrare le corde in discesa ;-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD, 1 set di Tricam Evo.
Esposizione: Est.
Avvicinamento: nelle attuali condizioni, in circa un'oretta con gli sci da Punta Helbronner.
Discesa: in doppia lungo la via oppure, dopo la congiunzione con *Toboggan*, lungo quest'ultima (ancoraggi più recenti). In entrambi i casi, calate piuttosto soggette a rischio incastro.

martedì 25 aprile 2017

Gorges du Verdon


Le pareti delle Gorges du Verdon.
Ogni scalatore appassionato dovrebbe recarsi almeno una volta nelle Gorges du Verdon per assaporare l'essenza dell'arrampicata libera sportiva. Sono tanti i motivi che spingono qui e non altrove: principalmente l'eccezionale concentrazione di belle vie in un ambiente unico.
Dalla Valle d'Aosta non è proprio dietro l'angolo ma il viaggio vale veramente la pena. La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori; quest'anno optiamo per la prima soluzione. C'è da dire poi che nelle Gorges si può scalare su tutte le esposizioni... praticamente tutto l'anno.
Il primo giorno, dopo il viaggio, ci siamo subito catapultati su un "monumento del Verdon" come dice giustamente la topoguida. Sono solo tre tiri ma di assoluta bellezza oltre che di valore storico: *L'ange en décomposition* (100 m 7a max, 6c obbl.). Ho sempre avuto un certo timore reverenziale nei confronti di questa linea, descritta da molti come ormai quasi inscalabile a causa della roccia consumata. Meglio andare a verificare di persona. Primo tiro ok, non facile ma neppure difficile. Il secondo è the pitch... Purtroppo, dopo aver superato la prima sezione più impegnativa mi sono dimenticato che in Verdon l'utilizzo del pollice è fondamentale per tenere le prese, ghisandomi oltremodo in un moschettonaggio e rovinando stupidamente l'onsight. Poco male. Dopo aver piazzato i rinvii sul resto del tiro, son sceso immediatamente per ripeterlo in bello stile (grazie Ale per la pazienza): troppo bello! La roccia è un po' unta, è vero... ma nulla di particolarmente esagerato da impedire la scalata. Il grado, come dice qualcuno, è relativo ;-) Estremamente relativo se si pensa all'ultimo tiro; forse però qui è la chiodatura arlequin a togliere un po' di piacere. Poco importa, le prime due lunghezze fanno sicuramente perdonare l'ultima.
Dopo aver abbattuto il primo tabù, il secondo giorno abbiamo deciso di infrangerne un altro: *L'âge de raison* (200 m, 7b max, 6c obbl.) ovvero la mitica via aperta da Patrick Berhault sulla parete dell'Imbut. Mi piaceva inoltre l'idea di ricordare così il fuoriclasse francese che ci ha lasciati esattamente 13 anni fa sul Täschhorn. Questa volta sono partito super rilassato, con la (quasi) convinzione di sbagliare i tiri più difficili... invece no! Fortunatamente (e grazie alla chiodatura impeccabile) sono riuscito a scalare onsight il primo traverso di 7b; ripeterlo sarebbe stato complicato. Trovare la motivazione per scalare bene anche il successivo 7a+ non è stato difficile: è bastato alzare gli occhi e osservare la linea del tiro. Roccia semplicemente perfetta. Il seguito è un poco più semplice (mediamente attorno al 6c/+) ma continuo e sostenuto. Via magnifica. Un saluto agli amici trentini e genovesi che ci seguivano/affiancavano ;-)
Terzo giorno: esplorazione. Non ero mai stato nella zona della Passerelle de l'Estellié e ne abbiamo approfittato salendo una via che la sovrasta sul versante ombreggiato: *Enigma* (250 m, 7a max, 6c obbl.). Tanti escursionisti, nessuno in parete. L'itinerario serpeggia alla ricerca della difficoltà omogenea e della roccia di qualità, che non manca mai. Il tracciato è un po' tortuoso ma estremamente vario e piacevole (molto f.lli Remy-style); consigliato ad una cordata omogenea... i traversi sono tanti e lunghi! Salita senza sbavature in bello stile, con menzione particolare all'ultimo tiro: una cavalcata di 55 metri che non scende mai sotto il 6c... complessivamente 7a, majeur :-)
Per l'ultimo giorno ci voleva una bella via, non troppo lunga, non troppo impegnativa; ci siamo affidati ai consigli di Andrea che l'aveva percorsa pochi giorni prima e siamo andati a vedere *Zigo zago* (160 m, 7a max, 6b+ obbl.). Si trova in un settore dell'Escalès forse poco "scenografico" ed esposto ma la qualità della roccia è ragguardevole. Le difficolà sono ben distribuite lungo il percorso e inframmezzate da tratti più facili che consentono di godersi la scalata senza ingolfarsi. L2 e L4 sono sicuramente le più estetiche nonostante presentino sezioni intense piuttosto brevi. Altra bella scalata, ideale per concludere in bellezza il mini-trip verdoniano.