giovedì 12 febbraio 2015

Mont Maudit - *Directissime Roger Baxter Jones*

Impossibile resistere alla tentazione di un giro in quota con queste bellissime giornate di metà febbraio. Insieme ad Ale siamo stati in fondo alla Combe Maudite per salire una delle tante linee che solcano il versante Est Nord Est della Spalla del Mont Maudit. L'ispirazione odierna ci ha portati sulla celebre *Directissime Roger Baxter Jones* (600 m, III/4), salita nel 1978 dal mitico Patrick Gabarrou insieme a Brigitte Maquennehan. Si tratta di un itinerario molto logico che, con andamento leggermente sinuoso, segue una serie di cascate di ghiaccio fin quasi sulla sommità della Spalla del Mont Maudit. Attualmente le condizioni sono super! Nei tratti di collegamento è presente un po' di neve ventata con qualche (innocua) placca a vento: non erano presenti tracce di passaggio... ora con le peste fatte la progressione sarà ancora più veloce ;-)
A differenza di altri itinerari in zona, lungo la via non si trova materiale in posto: solo due o tre fettucce praticamente inutilizzabili. Ci si protegge comunque agevolmente con viti da ghiaccio e protezioni veloci, soste comprese.
Per la discesa, dall'uscita della via occorre scendere circa 150 metri (neve dura, possibili doppie su spuntoni) e raggiungere l'uscita del *Filo d'Arianna*: una lunga serie di doppie attrezzate a fix e maillon rapide riporta alla base.
Avvicinamento e rientro comodissimi con gli sci su neve compattata e lisciata dal vento.
Per avere un parametro indicativo sul tempo di percorrenza, noi abbiamo impiegato poco meno di 9 ore per l'andata/ritorno dal Rifugio Torino, senza correre ma senza neanche troppe pause...

Materiale: 2 corde da 60 m, 4 viti da ghiaccio, 1 set completo di friends C3+C4 BD fino al #2 C4, fettucce, 3/4 chiodi da roccia per ogni evenienza.
Esposizione: Est Nord Est, incassato.
Avvicinamento: in circa 1 ora con gli sci da Punta Helbronner.
Discesa: in doppia lungo *Filo d'Arianna*, più in basso a destra rispetto all'uscita della via.

Avvicinamento con gli sci nella Combe Maudite

Vista d'insieme della Combe Maudite dai pressi della terminale

Neve ventata da battere nei tratti di collegamento tra i salti ghiacciati: adesso la traccia è fatta ;-)

Ale al termine della sezione più impegnativa

All'inizio dell'ultima goulotte che conduce sulla spalla del Mont Maudit

Doppie veloci lungo *Filo d'Arianna*

Nuovamente alla base della via: ci aspetta un rapido rientro con gli sci verso il Rifugio Torino

In rosso il tracciato della via

Risalita del Col Flambeau con le ultime luci del giorno: bellissimo!

Meno male che al Rifugio Torino c'è Pippo che ci aspetta... un po' pazzerello(i) ma simpaticissimo :-)

Pippo e il Dente del Gigante

mercoledì 14 gennaio 2015

Time-lapse 2014

Si è appena concluso il 2014 ed è il momento di fare un piccolo bilancio dell'anno trascorso. Dopo un inizio un po' in sordina, a febbraio è arrivato un grande risultato ovvero la pubblicazione della guida completa delle cascate di ghiaccio in Valle d'Aosta: "Effimeri barbagli". Si tratta di un lavoro piuttosto corposo che mi ha impegnato per anni con l'obiettivo di colmare una lacuna di circa un ventennio e di portare avanti il grande lavoro di catalogazione sistematica delle cascate iniziato da Gian Carlo Grassi.
La copertina del libro
Dopo l'uscita del libro ho quindi potuto rilassarmi un po', trovando i giusti spazi da dedicare all'azione. Ho partecipato all'X-Ice Meeting, organizzato annualmente a Ceresole Reale dagli amici di Mountain Passion, trovandomi senza neanche accorgermi a scalare (e gareggiare, si fa per dire) accanto ad autentici specialisti del dry-tooling come Jeff Mercier e Anna Torretta. Indubbiamente una bella esperienza, condivisa insieme ad amici e all'immancabile ricco buffet offerto ai partecipanti.
Un momento della finale all'X-Ice Meeting 2014: secondo classificato dietro a Jeff Mercier e davanti ad Anna Torretta (foto R. Rossi)
Una bella settimana del mese di marzo insieme ad un corso di formazione professionale per guide alpine del Trentino mi ha poi permesso di percorrere alcune belle goulottes nel massiccio del Monte Bianco. Sicuramente un bel colpo di fortuna (meteo e condizioni) per gli allievi del corso, abituati agli scenari dolomitici e un po' meno al severo ambiente dell'alta montagna glaciale.
Un bel passaggio di misto nella parte alta di *Madness très mince* alle Pointes Superieures de Pré de Bar

Con l'arrivo della primavera si è risvegliata anche la voglia di roccia e arrampicata: ecco quindi organizzata velocemente una trasferta in Spagna. Destinazione: Siurana, Montsant, Margalef e Montserrat. Sicuramente una bella occasione per rimettersi in forma e affrontare nuovi progetti.
Di ritorno dalla Spagna, infatti, non è tardata ad arrivare la salita RP di *Faith* (8a), una bella via di riferimento nella falesia dei "Biellesi" (Donnas).
Michi Wholleben, incontrato a Montserrat, impegnato su un'estetica linea al Clot de Boixar
L'estate 2014 - come è noto - non è stata tra le migliori, meteorologicamente parlando... abbiamo dovuto rassegnarci a considerare belle giornate quelle in cui pioveva solo dopo le ore 15 :-)
Tra un acquazzone e l'altro, insieme alla paziente Ale, sono comunque riuscito a mettere a segno quella che mi piace definire come la prova di coraggio 2014, ovvero la salita interamente da capocordata di *Tsunami* in Wendenstöcke.
*Tunami*, un impressionante muro verticale di compattissimo calcare (foto A. Gianatti)
Durante l'estate abbiamo poi scalato tra Valle dell'Orco e zona Briançon, una bella cavalcata in cresta in Valpelline e un'inaspettata goulotte sul versante Sud della Roccia Nera sulle orme di Gian Carlo Grassi... risultato dell'estate fresca 2014 e preludio di una stagione autunnale piuttosto propizia all'alpinismo sulle grandi pareti delle Alpi.
A. Clavel impegnato sul quinto tiro di *Io lei lui l'altra* al Monte Castello (Valle dell'Orco)
Prima dell'inverno, però, ci siamo ancora concessi qualche piccola soddisfazione rocciosa sulla mitica Paroi d'Anterne, sulla Paroi de Gramusset, a Sanetsch, nuovamente in Wendenstöcke, alle Tours d'Areu, al Monte Eus, sul Piccolo Dain e sul vicino Pilastro Lomasti... con una simpatica interpretazione in chiave trad.
Ale impegnata sul tiro chiave (8a) di *Salamalek*, alla Paroi d'Anterne
Come un fulmine a ciel sereno si è poi presentata l'occasione a settembre di salire la mitica *Bonatti-Vaucher* sulla parete Nord delle Grandes Jorasses... proprio nel cinquantenario della sua apertura! Una salita nata quasi per caso insieme all'amico/collega Arnaud Clavel, con cui ho avuto la fortuna di condividere - anche in passato - alcune tra le più belle esperienze in montagna.
A. Clavel impegnato lungo la *Bonatti-Vaucher* sulla parete Nord delle Grandes Jorasses
Ancora una puntata con le piccozze alla ricerca di qualche linea di rara formazione sul Pic Adolphe Rey prima di concederci due mini tour arrampicatori in Sardegna e in Sicilia.
La linea evidente della *Goulotte del Pic Adolphe*... molto estetica
L'anno è poi terminato con una visita esplorativa in Valle di Rhêmes, che ha portato due prime salite di ghiaccio/misto brevi ma interessanti... anche a giudizio dei ripetitori.
Vista d'insieme delle due nuove linee in Valle di Rhêmes

Risparmio ogni commento sull'inizio del 2015... nella speranza di scrivere qualcosa di più interessante nel prossimo resoconto annuale ;-)

venerdì 26 dicembre 2014

Valle di Rhemes - *Saint-Étienne* + *Quaranta*

Il giorno di Santo Stefano è stato dedicato all'esplorazione di un settore più volte osservato salendo al Rifugio Benevolo. Si tratta di una barra rocciosa alta una settantina di metri circa, solcata da grandi discontinuità diagonali che lasciano immaginare simpatiche linee di ghiaccio/misto.
La zona si trova al riparo dalle grandi valanghe ma purtroppo non proprio immediatamente accessibile. In condizioni di scarso innevamento si può salire in macchina (come abbiamo fatto noi) fino al parcheggio di Thumel; da qui si cammina una mezz'oretta. Se la strada fosse chiusa, occorre aggiungere un'ulteriore mezz'oretta dal paese di Rhêmes Notre-Dame, per un totale di circa un'ora... sempre che non ci sia da tracciare in neve fresca :-)
Insieme ad Ale abbiamo salito le due linee più lunghe ed evidenti, situate nella parte sinistra della barra rocciosa. Attualmente si presentano in buone condizioni... sono state osservate anche con molto meno ghiaccio.
Facendo riferimento all'immagine sottostante:
1. *Quaranta* (II/4 M5, 80 m). Nessun materiale in posto, tranne un cordone rosso attorno ad un grande albero sulla sponda sinistra idrografica per la doppia.
2. *Saint-Étienne* (II/4 M6, 90 m). Nessun materiale in posto, tranne un chiodo a lama per proteggere il passo di M6 sul primo tiro.

Materiale: normale dotazione da cascata, 1 set di friend da #.3 a #2 C4 BD.
Esposizione: Nord Nord Ovest, ad una quota di circa 2100 m
Avvicinamento: in condizioni "normali", calcolare circa un'ora da Rhêmes Notre-Dame oppure una mezz'oretta da Thumel.
Discesa: in doppia lungo le linee (abalakov, alberi).

Vista d'insieme delle due nuove linee: 1. *Quaranta* - 2. *Saint-Étienne*

*Saint-Étienne*: primo tiro

*Saint-Étienne*: secondo tiro

*Quaranta*: primo tiro

*Quaranta*: secondo tiro, uscita di sinistra

domenica 21 dicembre 2014

Valgrisenche - *Cascata di Saxe Ponton*, *Cascata del Giasson* e *Don't fly away*

L'inizio della stagione invernale 2014/2015 non è certo dei più promettenti: poca neve, temperature tropicali e zero termico alle stelle... verranno tempi migliori, si spera. Nell'attesa di condizioni più propizie allo sci o all'arrampicata su ghiaccio, insieme ad Ale, Remy e Roby siamo andati a curiosare in fondo alla Valgrisenche, sfruttando la percorribilità della strada sterrata (l'ultimo tratto solo con fuoristrada piuttosto alto). Grazie all'assenza di neve sono evidenziate molte linee (quasi) inedite, gran parte delle quali di modesta difficoltà. Complessivamente le cascate sono in formazione; purtroppo i tempi si allungano, complici le temperature non sufficientemente rigide. Basterebbe un piccolo abbassamento dello zero termico per rendere il ghiaccio più solido e sicuro. Attualmente sono ancora tante le porzioni ghiacciate scollate dalle pareti. Si può dire che la scalata sia consigliata solo in caso di estrema astinenza o di mancanza di alternative... tutto detto :-)
Oggi ci siamo distribuiti su due delle colate più conosciute dell'alta valle: Roby ed io sulla *Cascata di Saxe Ponton* (180 m, III/3), Ale e Remy sulla *Cascata del Giasson* (180 m, III/3) + *Don't fly away* (50 m, II/4). Per quanto riguarda la prima, segnalo alcune correzioni alla relazione pubblicata su "Effimeri barbagli". La cascata non si limita al primo grande muro ma prosegue, dopo un tratto di trasferimento, con un altro bel salto che termina più incassato tra le rocce. La sosta menzionata sulla relazione (spit+chiodi) non si trova a metà del primo muro ma al suo termine ed è preferibile ignorarla in quanto non si trova in buone condizioni... meglio utilizzare il ghiaccio (abalakov).
La *Cascata del Giasson* è salibile all'estrema sinistra (destra idrografica); la variante *Chandelle Zèze* non è ancora formata. *Don't fly away*, per contro, si presenta in ottime condizioni.

Tutte le cascate menzionate si trovano descritte più dettagliatamente sulla nuova guida delle cascate di ghiaccio in Valle d'Aosta: "Effimeri barbagli".

Le cascate dell'Alpeggio di Saxe Ponton: a sinistra la *Cascata di Saxe Ponton*, indubbiamente la più interessante, a destra le altre linee più facili e normalmente sommerse dalla neve.

Vista generale della *Cascata di Saxe Ponton* (WI3): primo muro e secondo muro.

Roby esce dal primo grande muro.

Ultimi metri facili per uscire dalla cascata... le plaisir du soleil :-)

L'unica sosta presente (1 spit + 2 chiodi, sulle rocce in alto a sinistra) è piuttosto malconcia: molto più veloce e sicuro scendere con abalakov.

A destra la *Cascata del Giasson* (WI3), in alto a sinistra *Don't fly away* (WI4).

Ale e Remy impegnati su *Don't fly away* (WI4).

lunedì 8 dicembre 2014

Sicilia climbing '14

Ale esce dal mega strapiombo del terzo tiro de *La banda del buco* (7a+), all'Antro della Perciata - Monte Pellegrino

Ultimi raggi di sole a Monte d'Oro, nel Parco delle Madonie

Il 2014 è stato l'anno delle isole: dopo la Sardegna, non poteva mancare la Sicilia... di cui iniziavo ad avere nostalgia. In una settimana, trascorsa come al solito troppo velocemente, abbiamo scalato in zona Palermo e in zona San Vito lo Capo. Insieme ad un folto gruppo di valdostani e piemontesi, guidati dai locals Livia ed Emanuele (aka il Pupo), abbiamo condiviso falesie, vie lunghe, grandi mangiate... e disturbi intestinali: ma questa è un'altra storia :-)
Come battesimo della vacanza Ale ed io ci siamo lanciati subito su una via della premiata ditta "Larcher-Giupponi-Sartori" che percorre la grande volta dell'Antro della Perciata, sul versante settentrionale del Monte Pellegrino (Palermo). *La banda del buco* (180 m, 7a+ max, 6c+ obbl.): una via decisamente fuori dagli schemi e per cui si fa fatica a trovare un aggettivo adeguato... forse spaziale è quello che meglio la descrive! Nel 2009, durante un sopralluogo per trovare roccia vergine (che poi ha dato origine a *Chiacchiere e distintivo*), ero stato alla base dell'Antro della Perciata fantasticando sulle possibili linee che sarebbero potute nascere. Due anni dopo avevo poi letto la notizia relativa all'apertura di questa via... e mi ero riproposto di andarla a ripetere. Si tratta di una via in cui il grado passa decisamente in secondo piano; dopo aver superato il filtro del primo tiro, il proseguimento è un autentico parco giochi tra stalattiti di tutte le dimensioni e concrezioni di ogni tipo. Ogni tiro strapiomba dai 5 ai 30 metri... su difficoltà che non raggiungono mai il 7b. Certo, la chiodatura è distanziata e obbligatoria in perfetto stile Larcher, ma in mano si tengono sempre appigli molto grandi. Il materiale in posto è apparentemente affidabile: fix inox Petzl e Kong... questi ultimi sembrano accusare maggiormente l'attacco della salsedine. Attualmente la discesa a piedi è piuttosto lunga, in quanto la strada panoramica del Monte Pellegrino è chiusa per lavori.
Dopo una giornata relax al Bauso Rosso, il richiamo delle multipitch però si faceva più forte. Insieme ad Ale, Elisa e Livia siamo quindi andati a dare un'occhiata al Monte d'Oro, situato ad 800 metri di quota nel Parco delle Madonie. Luogo incantato, selvaggio e solitario anche se non distante in linea d'aria dal mare. Abbiamo salito une delle vie moderne più celebri della parete: *Urla nel vento* (120 m, 7a+ max, 6c obbl.), che non ha affatto deluso le aspettative.
Sono poi tornato insieme ad Ale su *Chiacchiere e distintivo* (180 m,  7b max, 6c obbl.), che avevo aperto cinque anni fa sulla parete Nord dell'Addaura (Monte Pellegrino). Ero curioso di vedere lo stato di invecchiamento dei fix inox... e di far provare i tiri ad Ale, che ne è rimasta entusiasta. L'attrezzatura in posto non può essere definita completamente affidabile, soprattutto per la difficoltà a capire lo stato di corrosione interna dei tasselli. È percorribile ma con mentalità alpinistica, considerando quindi i fix come protezioni aleatorie. Sicuramente urge un restauro, che mi piacerebbe effettuare prima che la via cada nel dimenticatoio... le lunghezze sono tutte bellissime e merita essere percorsa in sicurezza per gustare appieno della roccia e dei movimenti.
Rimanendo in tema di restauro, ho preferito concentrare inizialmente gli sforzi sulla prima via che ho aperto in Sicilia nel 2007: *La collina dei conigli* (160 m, 6b+ max, 6a+ obbl.) sulla parete Nord del Monte Monaco a San Vito lo Capo. Circa due mesi fa è successo un episodio poco piacevole, con un incidente fortunatamente mancato... Mentre una cordata di svizzeri stava scendendo in doppia dalla via, si è spezzato il punto più basso della sosta: gli arrampicatori sono rimasti appesi sul cordone (originale, tra l'altro) che collegava i due punti dell'ancoraggio.
Quando avevo chiodato la via nel 2007 non si parlava ancora diffusamente di problematiche relative all'utilizzo di inox in ambiente marino. È solo da poco tempo che l'argomento è diventato di pubblico dominio. Sostanzialmente il problema si verifica sulle rocce calcaree nei pressi del mare quando l'inox utilizzato è di tipo AISI 304, ovvero l'unico materiale utilizzato all'epoca dalla nota azienda italiana Raumer da cui ho sempre acquistato i fix. La qualità di tale materiale è ottima nella maggior parte degli ambienti... ma non nei pressi del mare. Considerato che LA soluzione è il titanio (che però ha prezzi improponibili), il materiale attualmente con il miglior rapporto qualità/prezzo in ambiente marino dovrebbe essere l'inox AISI 316L, utilizzato da sempre per i costosissimi fix inox Petzl. Dal 2014 anche la Raumer produce questo materiale, declinato anche in una speciale "linea marina".
*La collina dei conigli* ora è in fase di richiodatura con fittoni resinati Raumer Superstar 10x80 inox AISI 316L "linea marina" abbinati a resina Berner Multicompound Epoxy. Purtroppo una brutta influenza intestinale mi ha impedito di terminare il lavoro nei tempi previsti: restano da sistemare ancora due lunghezze: seguiranno aggiornamenti, spero a breve termine.
Un ringraziamento speciale va ai ragazzi della Climbing House di San Vito lo Capo (Daniele e Ivan) che hanno messo a disposizione il trapano e a Cesare Raumer che ha offerto il materiale per la richiodatura della via.

Come al solito, spazio alla carrellata di immagini.